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Cosa significa l'ascesa di Enzo Le Fée per la corsa europea

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Il trasferimento permanente di Enzo Le Fée dalla Roma al Sunderland ha alimentato la spinta verso i playoff di Premier League e il sogno del calcio europeo

Enzo Le Fée si considera un po' un mago, e la capacità del centrocampista del Sunderland di produrre momenti di meraviglia in campo lo ha reso uno dei giocatori più discussi della Premier League. Mentre il francese scherza dicendo di saper ancora eseguire trucchi con le carte imparati in gioventù, la vera magia che offre è quella che sblocca difese ostinate e lascia gli avversari a brancolare nel buio. Il suo viaggio da un difficile prestito alla Roma a diventare il cuore creativo di un Sunderland che insegue la qualificazione europea è una storia di fiducia, libertà tattica e resilienza personale.

Il repertorio di Le Fée è un mix di arte e mestiere che sfida gli stereotipi moderni. Alto solo 173 cm, il 26enne usa un baricentro basso per proteggere la palla, scivolare via dai marcatori e infilare passaggi in spazi invisibili ai più. Tuttavia, è il suo lavoro senza palla che lo rende davvero caro ai tifosi dello Stadium of Light. Pressa intelligentemente, contrasta con sorprendente incisività e non si tira mai indietro in un duello fisico. "Cerco di portare un po' di magia, ma vinco anche molti contrasti", spiega Le Fée, riflettendo una mentalità forgiata da anni in cui era il giocatore più piccolo in campo. Questa combinazione di finezza e combattività lo ha reso indispensabile per l'allenatore Régis Le Bris, che lo ha allenato per la prima volta quando era scolaro in Bretagna.

Il rapporto tra giocatore e allenatore è il fondamento della rinascita del Sunderland. Le Bris, anch'egli bretone, ha supervisionato lo sviluppo di Le Fée al Lorient e sa esattamente come impiegare i suoi talenti unici. Che sia schierato come numero 10 arretrato, come otto di raccordo, o anche come sei di contenimento, a Le Fée è concessa la libertà di leggere il gioco e reagire d'istinto. Parla di una "semplicità" nella loro comunicazione, una comprensione reciproca che gli permette di trovare spazio e dettare il ritmo senza istruzioni rigide. Questa libertà è ciò che mancava a Le Fée durante un'infelice esperienza di sei mesi alla Roma, dove la sua fantasia era soffocata da un sistema di Serie A più strutturato.

Quel capitolo difficile in Italia ha preparato il terreno per un trasferimento trasformativo. Nel gennaio 2025, Le Bris convinse il Sunderland a prendere Le Fée in prestito dalla Roma, nonostante l'impatto limitato del giocatore in Serie A. I consiglieri del centrocampista furono sorpresi, ma Le Fée si fidò della visione. "Régis ha detto che avremmo potuto fare qualcosa di veramente grande insieme e aiutare il Sunderland a salire", ricorda. Il cambio lo ha subito riacceso creativamente. Mentre il Sunderland avanzava nei playoff del Championship, l'influenza di Le Fée cresceva, e il prestito includeva un obbligo di riscatto in caso di promozione. Quella clausola è scattata dopo una drammatica vittoria a Wembley contro lo Sheffield United, sancendo un trasferimento valutato circa 20 milioni di sterline.

Una volta tornato in massima serie, il Sunderland ha intrapreso una ambiziosa campagna acquisti estiva, aggiungendo Granit Xhaka e altri quattordici volti nuovi. Questo afflusso ha sottolineato l'importanza di Le Fée come costante nel progetto di Le Bris. Ora parla fluentemente inglese – un balzo notevole dalla sua conoscenza minima della lingua all'arrivo – e si è pienamente integrato nella cultura regionale. "Per ora la mia testa è qui, il mio cuore è qui e la mia casa è qui. Sono al 100% un ragazzo del Sunderland", dichiara, affermazione che pesa dato le voci di mercato.

Quelle voci riguardano principalmente il Liverpool, che ha mostrato un forte interesse per il regista. Il team di reclutamento del club del Merseyside lo vede come potenziale erede per le opzioni creative a centrocampo, ma Le Fée rimane misurato. "È davvero bello da sentire, è lusinghiero", ammette. "Certo, si vuole giocare in un club veramente grande. Ma mi godo molto il mio tempo al Sunderland. Non sono sicuro di aver dato il massimo qui." Il suo desiderio di ripagare la fiducia mostrata da Le Bris e dai tifosi suggerisce che un trasferimento avverrà solo dopo lunghe trattative – e forse non prima che il Sunderland assaggi il calcio europeo.

Sotto la magia in campo si cela una storia personale di profonda perdita e resilienza. Il padre di Le Fée, Jérémy Lamprière, era un talentuoso calciatore che cadde nello spaccio di droga e finì in prigione. Il centrocampista mancava raramente agli allenamenti da adolescente tranne che per le visite in carcere, e a 21 anni trovò suo padre morto suicida. Le Fée ha parlato apertamente della tragedia e incanala le sue esperienze nella difesa della salute mentale, ma rifiuta di lasciare che il passato lo definisca. Invece, guarda avanti con calma determinazione, alleggerendo di tanto in tanto l'atmosfera con quei trucchi di carte che è ancora troppo timido per eseguire in pubblico.

In campo, quella focalizzazione è fissata sull'ottenere la qualificazione europea. Con solo due partite rimaste – in trasferta contro l'Everton e in casa contro il Chelsea – il Sunderland ha ancora flebili speranze di raggiungere la Conference League. Le Fée le chiama "due finali", insistendo che non è troppo presto per il club sognare una competizione continentale. Raggiungere l'Europa sarebbe un'impresa sbalorditiva per una squadra promossa solo dodici mesi fa, e giustificherebbe la filosofia di possesso palla e pressing alto di Le Bris. Per un club che ha vissuto anni di turbolenze, la prospettiva di giocare il giovedì sera allo Stadium of Light sembra trasformativa.

Il ruolo di Le Fée in quel sistema è multiforme. Quando il Sunderland ha il possesso, si abbassa tra le linee per ricevere palla e rompere la pressione, spesso attirando gli avversari verso di sé prima di liberare un compagno in spazio con un tocco o un passaggio senza guardare. Senza palla, guida il contropressing, usando il suo baricentro basso per inserirsi e riconquistare palla alta in campo. Il suo profilo statistico evidenzia un giocatore che unisce passaggi progressivi a un alto numero di azioni difensive – una rarità in un gioco spesso dominato da specialisti. Come dice Le Fée, "In questo campionato non sei bravo se non lavori sodo per la squadra quando difendiamo senza palla."

Nonostante il crescente interesse esterno, Le Fée rimane concentrato sul compito immediato. Cita l'esempio di Pedri al Barcellona, un altro centrocampista di bassa statura che dimostra come l'altezza non sia un ostacolo per prestazioni d'élite. "Per me il calcio è ciò che hai dentro la testa, l'istinto, non quanto sei alto", dice. Questa fiducia in se stesso alimenta la sua ambizione di entrare nella nazionale francese e infine giocare in Champions League. Ma per ora, il piano è continuare a dare per il Sunderland, un club che gli ha dato una piattaforma per riscoprire la gioia del gioco.

Il legame tra Le Fée e il Wearside è reciproco. Lo staff del Sunderland si meraviglia della sua umiltà e dei modi impeccabili, tratti che lo hanno aiutato a superare le sfide di un nuovo paese e di un campionato fisicamente impegnativo. Anche sua moglie ha giocato un ruolo cruciale nella svolta della sua carriera, offrendo un sostegno incrollabile quando la chiamata di Le Bris arrivò nel gennaio 2025. "Mia moglie sapeva che non ero felice, quindi quando ho ricevuto il messaggio da Régis mi ha detto subito: 'Qualunque cosa tu voglia fare, la facciamo' ", ricorda Le Fée. Quella stabilità personale ha permesso al suo calcio di fiorire, e con esso le ambizioni del Sunderland sono aumentate.

Mentre il Sunderland si prepara per le sue decisive partite finali, Le Fée incarna la miscela di classe e carattere che ha spinto i Black Cats verso un'inaspettata corsa europea. Che rimanga per scrivere altri capitoli in rosso e bianco o che infine ceda al fascino di una squadra di vertice, il suo impatto sulla recente rinascita del club è innegabile. Per ora, il prossimo trucco del mago è quello di realizzare due vittorie e, forse, un biglietto per il continente. Basato su un reportage del Guardian.