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Jamie Vardy si apre sul tributo fisico e mentale del suo

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In un nuovo documentario Netflix, Jamie Vardy riflette sulla sua ascesa dal calcio non-league alla Premier League, descrivendo la fatica come un 'killer' per

Jamie Vardy, l'attaccante iconico la cui traiettoria di carriera sembra una sceneggiatura hollywoodiana, ha offerto uno sguardo crudo e senza filtri sull'enorme tributo fisico e mentale che il suo viaggio ha richiesto. Parlando durante una proiezione del suo nuovo documentario Netflix, 'Untold UK', il 39enne, ora in forza alla Cremonense in Serie A italiana, ha usato un linguaggio duro per descrivere le esigenze dello sport che ama.

"Fisicamente e mentalmente, il calcio è un assassino," ha dichiarato Vardy, come riportato da BBC Sport. "È una tale fatica per il corpo e la mente che voglio solo dimenticarmene completamente." Questa ammissione arriva da un giocatore che ha sfidato ogni pronostico, salendo dall'ottavo livello del calcio inglese con lo Stocksbridge Park Steels fino a diventare campione di Premier League e internazionale inglese. La sua storia è la narrazione definitiva dello sfavorito, ma il documentario rivela il prezzo pesante pagato lungo il percorso.

Il percorso di Vardy è stato tutt'altro che convenzionale. Dopo essere stato rilasciato dal Sheffield Wednesday perché troppo piccolo, ha lavorato in una fabbrica producendo stecche mediche mentre segnava prolificamente per lo Stocksbridge. La sua prima vita è stata segnata dall'instabilità, inclusa una condanna per aggressione che ha comportato l'uso di un braccialetto elettronico e il rispetto di un coprifuoco alle 18:00, costringendolo a lasciare le partite in anticipo. Queste sfide hanno preparato il terreno per una carriera costruita sulla pura resilienza.

Il trasferimento al Leicester City, inizialmente in Championship per una cifra di 1 milione di sterline, è stato un momento cruciale. Tuttavia, ha anche portato un "shock culturale", come ha notato l'ex compagno di squadra Andy King. Lo stesso Vardy ha ammesso di sentirsi "non abbastanza bravo" e ha lottato con l'alcol, un problema aggravato dalla pressione del suo nuovo ambiente. Il documentario dettaglia come arrivava agli allenamenti con i postumi di una sbornia e persino produceva la sua vodka Skittles a casa. Sono stati l'intervento di uno psicologo, la pazienza dell'allenatore Nigel Pearson e la nascita di sua figlia ad aiutarlo a svoltare.

Il suo più grande successo, il miracoloso titolo di Premier League 2015-16 con il Leicester, ha cementato la sua leggenda. Tuttavia, la fama ha portato con sé una serie di problemi. Un video del 2015 in cui usava un insulto razziale è diventato quella che ha chiamato "una curva di apprendimento enorme, enorme." Il film tocca anche lo shock personale di scoprire un padre biologico segreto attraverso una storia di tabloid. Nonostante tutto, il suo gruppo affiatato di amici di Sheffield, soprannominato "The Inbetweeners", e sua moglie Rebekah hanno fornito un sistema di supporto cruciale.

La sua carriera internazionale con l'Inghilterra, dalla quale si è ritirato nel 2018, è stata anche una fonte di stress mentale. Vardy ha descritto l'isolamento dei ritiri della squadra prima del mandato di Gareth Southgate, dicendo: "Ti allenavi e poi tornavi nella tua camera d'albergo, strappandoti i capelli." Ha preso la decisione di allontanarsi per proteggere le sue gambe e prolungare la sua carriera nel club, una scelta che difende mentre continua a giocare oltre i trent'anni.

Ora alla Cremonense, un club che sapeva stava lottando per evitare la retrocessione quando è arrivato, la routine quotidiana di Vardy è semplice: "Mi sveglio la mattina, mi alleno e ricomincio." Guarda quante più partite possibile, inclusa la recente retrocessione del Leicester in League One, che ha descritto come "non bello da vedere." Quando gli è stato chiesto se avrebbe potuto ottenere di più a livello internazionale, ha risposto: "Forse. Non lo sapremo mai."

Guardando al futuro, Vardy non ha preso in considerazione la carriera da allenatore, una posizione che sua moglie Rebekah trova "esasperante." La sua attenzione rimane sul presente e sul crescere i suoi figli nel modo più normale possibile, incoraggiandoli a lavorare sodo a scuola in modi che lui non ha fatto. Nonostante le difficoltà, il suo amore per il gioco persiste. "Amo ancora il calcio, altrimenti non farei quello che faccio," ha affermato.

Quando gli è stata posta la domanda se un altro giocatore potrebbe replicare la sua ascesa dal non-league alla massima serie, Vardy è stato umile ma onesto. "Penso, fortunatamente, ero solo un po' un fenomeno," ha detto. "Non credo che probabilmente accadrà di nuovo, no, ma è successo per me ed è stato duro lavoro. È stato davvero difficile, ma ne è valsa la pena." La sua storia rimane una testimonianza di perseveranza, ma anche un sobrio promemoria dei sacrifici richiesti al massimo livello.

Basato su un reportage di BBC Sport.