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La polizia annulla il divieto del Torino: i tifosi

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La polizia di Torino ha annullato il discusso divieto del Torino che impediva ai sostenitori della Juventus di indossare i colori del club in una sezione

Il Derby della Mole, una delle rivalità più accese del calcio italiano, ha rischiato di essere offuscato da una controversia extra-campo prima che la polizia intervenisse per ristabilire la chiarezza. Nei giorni precedenti lo scontro di Serie A tra Torino e Juventus, la squadra di casa aveva emanato una direttiva che ha suscitato indignazione: ai tifosi nel settore Distinti, solitamente riservato ai sostenitori locali ma dove molti tifosi juventini avevano acquistato biglietti, sarebbe stato vietato esibire colori o simboli bianconeri. La mossa è stata vista come un tentativo di smorzare il sostegno avversario in uno stadio dove la segregazione può essere politicamente ed emotivamente carica.

Il divieto, che avrebbe costretto i tifosi della Juventus a rimuovere sciarpe, maglie e cappellini con lo stemma della loro squadra, ha suscitato una reazione immediata e furiosa da parte del gigante torinese. La Juventus ha rilasciato una dichiarazione pungente condannando la decisione come assurda, sostenendo che violava i diritti fondamentali dei sostenitori di esprimere la loro fedeltà. La dirigenza del club considerava la restrizione una provocazione che rischiava di inasprire le tensioni piuttosto che contenerle, specialmente dato l'alto valore della partita nella corsa alla qualificazione in Champions League.

Entra in scena la questura, il comando di polizia di Torino, che supervisiona l'ordine pubblico per i grandi eventi. Dopo una serie di riunioni sulla sicurezza e un tavolo tecnico il 23 maggio 2026, le autorità hanno pubblicato un comunicato inequivocabile. La nota precisava che l'accesso ai settori dello stadio è regolato solo dalla legge e, dopo un esame, non vi era alcuna giustificazione di ordine pubblico o sicurezza per imporre tale divieto di abbigliamento. La polizia ha dichiarato esplicitamente che i tifosi potevano entrare con "sciarpe, maglie e cappellini della squadra ospite", annullando così il decreto unilaterale del Torino.

Questo intervento non è stato semplicemente una correzione burocratica; ha rappresentato una difesa della cultura dei tifosi e delle norme legali. La decisione della questura è stata rafforzata durante una riunione allargata del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, convocata quel pomeriggio dal prefetto e alla quale hanno partecipato rappresentanti di entrambi i club. Affermando che le normative esistenti non consentono restrizioni arbitrarie sull'abbigliamento a meno che non vi sia una chiara minaccia, le autorità hanno tracciato una linea che risuonerà oltre questa singola partita. Invia un messaggio a tutti i club di Serie A che le misure di sicurezza non possono essere usate come armi per reprimere il sostegno avversario senza una giusta causa.

Per i tifosi della Juventus, la decisione è stata una rivendicazione. Molti avevano già acquistato biglietti per il settore Distinti, un'area non tipicamente riservata ai tifosi ospiti, lasciandoli in una zona grigia legale. La paura di essere respinti ai tornelli o di dover gettare via i capi di abbigliamento della squadra aveva gettato un'ombra sulla preparazione della partita. Ora potevano recarsi allo Stadio Olimpico Grande Torino completamente vestiti di bianco e nero, preservando lo spettacolo vibrante che definisce il calcio italiano. L'atmosfera del derby, spesso elettrica con cori e coreografie, è stata salvata da un silenzio innaturale.

I tempi della controversia hanno aggiunto strati di significato. Con entrambe le squadre che lottavano per punti preziosi nella corsa alla qualificazione europea, la partita era più di una semplice rivalità cittadina. Il Torino, sotto la guida di D'Aversa, stava vivendo una buona stagione e vedeva il derby come un'opportunità per disturbare le ambizioni di Champions della Juventus. La Juventus, d'altra parte, aveva bisogno di una vittoria per rimanere in corsa per i primi quattro posti. Ogni distrazione extra-campo avrebbe potuto influenzare la concentrazione dei giocatori e il morale dei tifosi, ma la rapida chiarificazione ha permesso di riportare l'attenzione sul campo.

L'incidente ha anche evidenziato il delicato equilibrio tra l'autonomia dei club e la supervisione della polizia negli stadi italiani. Sebbene i club abbiano giurisdizione sulla biglietteria e sul comportamento dei tifosi all'interno dei loro impianti, la questura ha in ultima istanza l'autorità sulla sicurezza pubblica. Questo caso ha riaffermato quella struttura di potere: il tentativo del Torino di regolamentare l'espressione dei tifosi è stato annullato poiché mancava di base legale nei protocolli di sicurezza. Ha sottolineato il principio che rivalità e passione non possono essere sterilizzate fino a cancellare l'identità.

Storicamente, il Derby della Mole è stato un punto caldo di tensione, con edizioni passate che hanno visto fumogeni, scontri e coreografie intense. La decisione di permettere i colori juventini nei settori di casa potrebbe essere stata vista come rischiosa, ma la polizia ha chiaramente valutato che il rischio non giustificava un divieto. Invece, hanno scelto di fidarsi delle misure di sicurezza esistenti e della responsabilità dei tifosi. Questo approccio, che privilegia il dialogo e l'applicazione delle leggi vigenti rispetto a divieti reazionari, potrebbe servire da modello per gestire future partite ad alta tensione.

Alla fine, la nota della questura riguardava meno un singolo derby e più l'integrità del tifo. Ha protetto il diritto dei tifosi di appartenere, di indossare il cuore sulla manica — letteralmente — e ha ricordato ai club che lo spettacolo della Serie A prospera grazie alla sua espressione colorata, vocale e senza scuse. Mentre le squadre si preparavano a scendere sul sacro manto erboso, la battaglia principale tornava finalmente a 22 giocatori che inseguono un pallone, con le tribune un mare di granata e bianconeri come dovrebbe essere. Basato su notizie di Tuttosport.