In un'intervista rara e approfondita sul canale YouTube della Lega Serie A, il capitano della Juventus, Manuel Locatelli, ha svelato i vari strati della sua vita fuori dal campo, rivelando la mentalità intransigente che sta alla base dell'identità bianconera. "Alla Juve non si può tirare a campare; ci sono degli standard", ha affermato il centrocampista, chiarendo che le richieste storiche del club non sono solo uno slogan ma un'aspettativa quotidiana. Dai suoi umili inizi in una piccola città lombarda all'indossare la fascia di capitano del club più vincente d'Italia, il percorso di Locatelli è una testimonianza di talento, tempismo e un'etica del lavoro inarrestabile.
Nato a Lecco l'8 gennaio 1998, la storia calcistica di Locatelli è iniziata all'età di tre anni sui campi dell'oratorio locale. Suo padre, suo primo allenatore a Pescate, inizialmente si preoccupava perché il figlio sembrava rimanere indietro mentre gli altri bambini inseguivano il pallone in gruppo. Un osservatore dell'Atalanta, tuttavia, vide qualcosa di speciale: "Manuel si distingueva perché non era come gli altri; riconosceva già lo spazio e giocava di prima." Quel dono precoce di leggere il gioco lo ha portato attraverso le giovanili dell'Atalanta e poi del Milan, dove ha trascorso otto anni prima che un prestito decisivo al Sassuolo aprisse la strada verso la Juventus nel 2021.
Locatelli ha riconosciuto i sacrifici della sua infanzia: "Potrei non aver goduto della vita spensierata degli altri bambini, ma ho avuto il privilegio di inseguire il sogno per cui ho lottato tutta la vita." Sistemandosi a Torino, ha trovato una città che corrispondeva al suo temperamento — elegante, riservata e ricca di tradizione. Il contrasto con l'attenzione caotica che i calciatori spesso affrontano altrove, nota, gli permette di vivere una vita relativamente normale. "Vado al parco con i miei figli, giochiamo; la gente qui è calma, non ti infastidisce. Non c'è quella forte pressione dei tifosi che si trova in altri posti."
La fascia di capitano, ereditata da leggende come Giorgio Chiellini e Gianluigi Buffon, comporta una "doppia responsabilità", ha spiegato Locatelli. In piedi nella stanza dove le immagini di ogni capitano della Juventus adornano le pareti, ha ammesso che è un sogno vedere un giorno la propria foto tra di loro. "È un onore, ma anche un peso; devo dare l'esempio ogni giorno, non solo per il club ma per la mia famiglia — mio fratello, mia madre, mio padre, mia sorella. Quando gioco, gioco per loro e per tutti i tifosi della Juventus." Ha riflettuto sul sostegno di ex capitani come Chiellini e Leonardo Bonucci, che hanno partecipato al suo matrimonio, e del compianto Gianluca Vialli, con cui ha vinto Euro 2020 e che rimane nel suo cuore.
Lontano dal campo di allenamento, Locatelli ha coltivato un profondo apprezzamento per i tesori enologici del Piemonte. Guidato dal compagno di squadra Mattia Perin, un rinomato appassionato di vino nello spogliatoio, ha scoperto la regione delle Langhe e i suoi venerati Barolo e Barbaresco. "Amo il vino", ha confessato. "Non posso berlo tutti i giorni, ma quando esco a cena, un bel bicchiere di rosso è sicuramente sulla tavola. La precisione piemontese è il motivo per cui il vino è così buono." Questa passione si lega a un amore più ampio per la tradizione italiana, e sebbene un giorno possa considerare di vivere all'estero, per ora rimane radicato nella sua terra.
Mantenere l'equilibrio mentale è, per Locatelli, non negoziabile. "Se sei troppo concentrato su una cosa, rischi di fare peggio. Avere momenti di leggerezza è fondamentale." Per lui, quello sfogo arriva dal tempo trascorso con i suoi bambini piccoli, che lo costringono a staccare dalle pressioni della Serie A. La semplicità di giocare al parco o le cene in famiglia forniscono un contrappeso necessario all'intensità della vita alla Juve.
I rituali del giorno della partita nella famiglia Locatelli sono un misto di devozione ed energia nervosa. Suo padre viaggia spesso con suo zio per seguire la squadra, mentre sua madre spera che vadano allo stadio così può guardare la partita in pace — perché l'agitazione del marito rende stressante la visione in casa. "Quando le cose vanno male, non posso nemmeno parlare con i miei genitori perché ci soffermeremmo solo sulla sconfitta", ha ammesso Locatelli, evidenziando il costo emotivo dello sport d'élite.
Quanto a una vita dopo il calcio, il 28enne rimane di mente aperta ma non si impegna. L'intervista ha accennato a percorsi alternativi, ma Locatelli è apparso grato per la carriera che ha costruito e contento di lasciare che il futuro si svolga. Il suo viaggio dai campi di provincia di Pescate al cuore della Juventus sembra già una favola, e con la fascia ora saldamente sua, i prossimi capitoli promettono di essere altrettanto avvincenti. Basato su un reportage di Tuttosport.