L'aria alla Juventus è carica di aspettativa. Il calcio d'inizio domenicale contro la Fiorentina non è solo un'altra partita di Serie A; è una decisiva per la Champions League, una partita che potrebbe definire il futuro finanziario e sportivo immediato del club. Per Luciano Spalletti, la preparazione è stata un attento mix tra gestione degli infortuni e messa a punto di un assetto tattico che ha recentemente trovato il suo ritmo. Il penultimo passo di questo viaggio ad alta posta in gioco ora si basa su un piano che ha elaborato a porte chiuse.
Al centro di questo piano c'è la condizione fisica di Khephren Thuram. Il centrocampista francese ha saltato il Mondiale per piccoli acciacchi ma si sta riprendendo costantemente. Spalletti è ottimista sulla sua disponibilità, forse dal primo minuto, per sostituire Teun Koopmeiners in un 4-2-3-1 che si è dimostrato efficace contro il Lecce. L'energia e la verticalità di Thuram potrebbero essere l'anello mancante in un centrocampo che deve controllare il ritmo contro una pericolosa Fiorentina.
Lo schema tattico è chiaro: una formazione offensiva e fluida con Weston McKennie impiegato come falso numero dieci. Il ruolo dell'americano sarà quello di inserirsi negli spazi, collegare il gioco e alimentare l'unico attaccante – un ruolo che richiede sia intelligenza che fisicità. Quell'attaccante, senza alcun dubbio, sarà Dusan Vlahovic. Il serbo sta vivendo giorni decisivi, bilanciando traguardi personali e la missione collettiva di assicurarsi un posto tra le prime quattro.
Vlahovic arriva alla partita con due gol consecutivi, entrambi decisivi. Un terzo segnerebbe la sua prima striscia del genere dall'ottobre 2024, quando segnò cinque volte in tre partite tra tutte le competizioni. In Serie A, bisogna risalire ancora più indietro – inizio 2024 contro Salernitana, Sassuolo, Lecce ed Empoli – per trovare una serie paragonabile. I numeri sottolineano la sua rinascita nel momento più critico.
La storia è anche a portata di mano. Con 66 gol per la Juventus, è in parità con Gonzalo Higuain nella classifica marcatori all-time del club. Un altro gol contro la sua ex squadra, contro cui non ha mai segnato, lo porterebbe oltre l'argentino in uno spazio ristretto. È una narrazione che aggiunge carburante personale a un contesto già esplosivo.
Fuori dal campo, il futuro rimane nuvoloso. Il suo rinnovo contrattuale è in stallo. La Juventus ha offerto un biennale del valore di oltre 6 milioni di euro inclusi bonus – un'offerta sostanziosa per gli standard attuali. Ma Vlahovic e il suo entourage chiedono di più. Il suo storico agente, Darko Ristic, è stato notevolmente assente dai recenti colloqui, con rapporti che suggeriscono che stia spingendo l'attaccante verso altre destinazioni. La realtà, tuttavia, è che solo Arabia Saudita e Turchia potrebbero offrire sia stipendi competitivi che un ruolo da titolare, mercati che al momento non è disposto a considerare.
«È un gioco di forza ora», descrivono gli addetti ai lavori della trattativa. «Il tempo sta scadendo, le opportunità si stanno riducendo e la pazienza si sta esaurendo.» Questo stallo mette la Juventus in una posizione delicata: ha bisogno dei suoi gol per assicurarsi i ricavi della Champions League, ma non può permettersi di rompere la sua struttura salariale accuratamente ricostruita. Il risultato di questi ultimi 180 minuti di stagione potrebbe far pendere la bilancia.
Spalletti è pienamente consapevole della posta in gioco. L'allenatore ha ricominciato la stagione con un'idea chiara: una Juventus con un punto di riferimento fisico in attacco. Che sia Vlahovic o un altro profilo la prossima stagione, il principio rimane non negoziabile. Il 4-2-3-1 con un falso nove non è un esperimento ma una necessità nata dal personale disponibile, e ha dato risultati. Il tecnico conta sulla stessa formula per superare la Fiorentina.
La partita ripristina anche un senso di normalità dopo giorni di incertezza su calendario e carichi di lavoro. La squadra è tornata ad allenarsi a pieno regime e la concentrazione è unica. Milioni di euro e una fetta significativa del destino immediato del club dipendono da questo risultato. Per un club in trasformazione, mancare la Champions League sarebbe un duro colpo, costringendo a ripensare l'intera strategia di mercato.
Vlahovic incarna questo bivio. Ha passato metà stagione a guardare dalla panchina, ma la sua media gol resta impressionante. Ora ha l'opportunità di guidare l'attacco in una partita che potrebbe definire la sua eredità a Torino. I fantasmi degli ex giocatori e il peso della storia premono, ma anche la semplice aritmetica: la Juventus ha più bisogno di lui di quanto lui abbia bisogno di lei, per ora.
Mentre la Viola si avvicina, il messaggio di Spalletti è chiaro: «Ripartiamo dalla stessa strada che ha dato soddisfazioni.» Lo spogliatoio sa che la strada per la Champions League passa attraverso un sistema ben oliato e un attaccante che, in un modo o nell'altro, lascerà il segno. Non resta che l'esecuzione finale domenica pomeriggio.
Basato su un reportage di Tuttosport.