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Sky chiede 1,9 miliardi di euro di danni a Dazn e Tim per

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Sky presenta una causa colossale da 1,9 miliardi di euro contro Dazn e Tim, citando un accordo anticoncorrenziale confermato nei mercati italiani della pay TV

In una mossa legale epocale che potrebbe ridisegnare il panorama finanziario della trasmissione del calcio italiano, Sky ha intentato una causa chiedendo quasi 1,9 miliardi di euro di danni alla piattaforma di streaming Dazn e al gigante delle telecomunicazioni Tim. Il caso, che sarà discusso dal Tribunale di Milano, nasce da un'indagine antitrust di lunga data su un accordo restrittivo che avrebbe distolto la concorrenza per i lucrosi diritti televisivi della Serie A.

La battaglia legale risale al 2021, quando Sky, Dazn e Tim hanno firmato un memorandum d'intesa prima della procedura di gara organizzata dalla Lega Nazionale Professionisti Serie A per l'assegnazione dei diritti di trasmissione del calcio di prima divisione italiana. Questo accordo è stato poi sottoposto a un esame approfondito da parte dell'autorità garante della concorrenza italiana, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), comunemente nota come Antitrust.

Nel gennaio 2026, l'Antitrust ha emesso una decisione definitiva, confermando l'esistenza di una "grave intesa restrittiva della concorrenza" che ha danneggiato la concorrenza nei mercati delle telecomunicazioni e della pay TV. L'autorità ha stabilito che questa condotta anticoncorrenziale è durata un anno e sette mesi. Questa conferma definitiva dell'illecito ha aperto la strada all'attuale richiesta di Sky per un sostanzioso risarcimento finanziario.

Il percorso fino a questo punto è stato segnato da una complessa serie di ricorsi legali e ricalcoli. Il procedimento antitrust iniziale si è concluso nel 2023, ma le decisioni sono state successivamente impugnate. Dazn e Tim hanno presentato ricorso prima al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) nel 2024 e poi al Consiglio di Stato nel 2025. La sentenza del Consiglio di Stato è stata sfumata; pur confermando la conclusione centrale di un accordo restrittivo, ha ordinato all'Antitrust di riconsiderare la durata dell'infrazione e il calcolo delle multe.

Seguendo queste indicazioni giudiziarie, l'Antitrust ha ricalcolato le sanzioni all'inizio del 2026. Per Dazn, la multa è stata notevolmente ridotta da oltre 7,2 milioni di euro a circa 3,67 milioni di euro. La penalità di Tim è stata confermata a circa 760.776 euro. Il Consiglio di Stato ha inoltre fatto un'importante distinzione, accogliendo l'argomento di Dazn secondo cui la sua società madre, Dazn Media, non dovrebbe essere ritenuta responsabile per le azioni della sua controllata, escludendola così dalla condotta illecita.

Nonostante questi aggiustamenti alle multe, la conclusione giuridica centrale – che esisteva un accordo restrittivo – rimane intatta. È questa conclusione che costituisce il fondamento della causa civile di Sky per i danni. L'emittente sostiene che il patto anticoncorrenziale tra i suoi rivali le abbia causato un danno finanziario significativo, probabilmente influenzando l'esito o i termini della critica gara d'appalto del 2021 per i diritti della Serie A, che Dazn alla fine ha vinto.

Le implicazioni di questo caso vanno ben oltre l'aula di tribunale. Una sentenza a favore di Sky per l'intero importo di 1,9 miliardi di euro rappresenterebbe uno dei più grandi risarcimenti antitrust nella storia dei media sportivi europei. Una somma del genere potrebbe avere profonde conseguenze finanziarie sia per Dazn, che detiene i diritti esclusivi di trasmissione della Serie A fino al 2029, sia per Tim, un attore importante nell'infrastruttura delle telecomunicazioni italiane.

Per la stessa Serie A, la causa introduce un livello di incertezza finanziaria attorno al suo asset mediatico più prezioso. La stabilità e il valore delle partnership di trasmissione della lega sono cruciali per la salute finanziaria dei suoi 20 club membri, che dipendono fortemente dalle distribuzioni dei ricavi televisivi. L'esito del procedimento del Tribunale di Milano sarà osservato con attenzione da tutti gli stakeholder del calcio italiano, poiché potrebbe influenzare le future procedure di gara e le dinamiche competitive del mercato della trasmissione sportiva.

Il caso sottolinea l'alta posta in gioco all'intersezione tra sport, media e diritto della concorrenza. Evidenzia come gli accordi presi nelle sale riunioni possano portare a anni di contenzioso e potenzialmente a miliardi di passività. Mentre il processo legale prosegue, il mondo del calcio attende una decisione che potrebbe creare un importante precedente su come i diritti di trasmissione vengono negoziati e assegnati in uno dei campionati europei di vertice.

Basato su un reportage di Tuttosport.com - Calcio.