L'Arsenal ha finalmente posto fine alla lunga attesa per un titolo di Premier League, conquistando il 14° scudetto in una stagione che sarà ricordata tanto per la sua efficacia quanto per il dibattito che ha suscitato sull'estetica della vittoria. Il progetto di sei anni di Mikel Arteta ha raggiunto il suo apice martedì, con la disciplina difensiva della squadra che è stata il fondamento di una campagna che ha portato a un trofeo per la prima volta dagli Invincibili del 2003-04.
Il risultato ha un pesante significato storico. Sono passati ventidue anni da quando i leggendari "Invincibili" di Arsène Wenger hanno concluso un'intera stagione di campionato senza sconfitte, un'impresa che ancora definisce l'identità moderna del club. Da quell'epoca d'oro, l'Arsenal ha affrontato il trasferimento all'Emirates Stadium, vincoli finanziari, numerosi piazzamenti tra le prime quattro senza una vera corsa al titolo e il doloroso declino degli ultimi anni di Wenger. L'era di Unai Emery ha portato ulteriore instabilità, e quando Arteta, un ex capitano, ha preso le redini nel dicembre 2019, pochi immaginavano che avrebbe riportato il club al vertice entro sei anni. Eppure, attraverso una paziente costruzione della squadra e un'evoluzione tattica, ci è riuscito.
Il trionfo di questa stagione è stato costruito su una base difensiva solida come poche nella memoria recente della Premier League. I Gunners hanno subito meno gol di qualsiasi rivale, con William Saliba e Gabriel che hanno formato una coppia difensiva centrale dominante. In attacco, la squadra ha fatto affidamento su momenti di qualità individuale di Bukayo Saka, Martin Ødegaard e altri, mentre i calci piazzati si sono evoluti in un'arma di precisione matematica. I critici sostengono che le partite dell'Arsenal mancassero spesso di fluidità, con un alto numero di falli e pause deliberate che spezzavano il ritmo, ma il totale dei punti parla da sé.
Nonostante il trofeo, o forse proprio per il modo in cui è stato vinto, l'Arsenal è diventato un bersaglio di derisione in tutto il calcio inglese. I tifosi avversari deridono le loro "arti oscure", mentre gli opinionisti li accusano di tradire l'identità offensiva storica del club. Il podcast "Big 5", prodotto da L'Équipe, ha dedicato un intero episodio a sviscerare questo paradosso: perché una squadra che ha appena vinto il campionato è così ampiamente disprezzata?
Il podcast "Big 5" si immerge nella narrazione della stagione, notando che le critiche al gioco difensivo dell'Arsenal sono state una colonna sonora costante del loro successo. Conduttori e ospiti esplorano la psicologia dei tifosi di calcio inglesi, dove una squadra come il Manchester City viene spesso scusata per il suo pragmatismo perché domina il possesso, mentre l'approccio più reattivo e strutturato dell'Arsenal viene percepito come cinico. "C'è la sensazione che l'Arsenal abbia perso il suo romanticismo", potrebbe lamentare un contributore, riecheggiando una lamentela comune.
All'interno del podcast, la conversazione si sposta sulla possibilità che l'intensità delle critiche sia giustificata. "Ogni squadra che vince il titolo deve gestire le partite difensivamente", potrebbe ribattere un analista. "Quello che stiamo vedendo è una squadra che fa tutto il necessario per vincere, e questo dovrebbe essere rispettato." Tuttavia, la contro-narrativa è altrettanto convincente: molti neutrali ritengono che la Premier League sia più povera quando i suoi campioni privilegiano il soffocamento rispetto all'intrattenimento. L'episodio di "Big 5" inquadra questo come uno scontro tra l'ideale del purista e la realtà del vincitore.
Emergono confronti con i precedenti campioni che hanno affrontato reazioni simili. Il Chelsea di José Mourinho veniva spesso etichettato come noioso, ma la loro fisicità non è mai stata in contrasto con un presunto patrimonio culturale. Per l'Arsenal, un club a lungo associato all'eleganza e alla creatività sotto Wenger, il cambio di stile sotto Arteta sembra a qualcuno un tradimento. Il podcast nota che la carriera da giocatore di Arteta ha incluso periodi sotto Wenger e Guardiola, rendendo la sua evoluzione in un pragmatico ancora più intrigante—e polarizzante.
Arteta stesso è rimasto provocatorio, concentrandosi sulla ricompensa tangibile di un titolo. "Non mi importa di come appare", potrebbe dire in una conferenza stampa ipotetica. "Ciò che conta è che abbiamo reso orgogliosi i nostri tifosi dopo 22 anni." L'episodio di "Big 5" suggerisce che tali sentimenti non fanno nulla per placare l'odio, perché il dibattito non riguarda il giusto o lo sbagliato ma l'anima del gioco. Per molti, lo stile dell'Arsenal è un sintomo di una tendenza più ampia verso un calcio avverso al rischio e meccanico.
Guardando avanti, questo campionato potrebbe segnare una svolta—o potrebbe consolidare proprio lo stile che attira il disprezzo. Se l'Arsenal riuscirà a sostenere il successo e ad aggiungere altri trofei, le critiche potrebbero attenuarsi man mano che la vittoria diventa la propria giustificazione. In alternativa, se il loro marchio di calcio non riuscisse a essere costante o se non riuscissero a evolversi in attacco, l'analisi di "Big 5" implica che l'animosità non farà che crescere. Il titolo rimuove l'etichetta di "quasi uomini" ma la sostituisce con un'identità nuova e più complessa.
Alla fine, il podcast ci lascia con una riflessione sfumata: il calcio è un grande business e vincere è fondamentale, ma i tifosi desiderano anche un legame con la bellezza e la tradizione. L'Arsenal ha scelto la strada dell'efficacia, e sebbene abbia portato loro il trofeo di campionato, ha anche generato un'ondata di risentimento che non sarà facile scrollarsi di dosso. Il dibattito infurierà, ma per ora i Gunners sono campioni. Basato su un reportage di L'Équipe.