La stagione tumultuosa del Chelsea raggiunge il suo momento decisivo sabato, quando affronterà il Manchester City nella finale di FA Cup a Wembley, ma anche una vittoria potrebbe non bastare a colmare il crescente divario tra la dirigenza del club e i suoi tifosi disillusi. Senza un allenatore permanente in panchina e con proteste previste sia prima della partita che durante la prossima partita di campionato contro il Tottenham, i Blues operano da una posizione di instabilità senza precedenti per una squadra che lotta per un grande trofeo.
La FA Cup rappresenta l'ultima via realistica del Chelsea per un posto europeo dopo una campagna di Premier League che li ha lasciati al nono posto, con il loro obiettivo pre-stagionale di un ritorno in Champions League ormai matematicamente quasi impossibile. Una vittoria garantirebbe un posto in Europa League, fornendo una spinta finanziaria e un minimo di orgoglio, ma i problemi strutturali vanno molto più in profondità. Il club è ancora alla ricerca del suo sesto allenatore permanente sotto il gruppo di proprietà Clearlake-Boehly, con Andoni Iraola del Bournemouth, Marco Silva del Fulham e Xabi Alonso – apparentemente il favorito esterno – nella lista ristretta. La partenza di Enzo Maresca il giorno di Capodanno dopo un litigio con la dirigenza, seguita dal breve mandato di Liam Rosenior, ha lasciato l'interim Calum McFarlane a guidare una squadra squilibrata verso Wembley.
La rabbia dei tifosi si è cristallizzata attorno alla spesa di oltre 1,6 miliardi di sterline da parte della proprietà per talenti per lo più giovani e non provati, con poca responsabilità da parte dei cinque direttori sportivi che guidano il reclutamento. Il gruppo di protesta Not A Project CFC prevede una marcia su Wembley Way un'ora e mezza prima del calcio d'inizio, sventolando uno striscione che mira sia alla proprietà che ai direttori sportivi. Tre giorni dopo, durante l'ultima partita in casa contro il Tottenham, i tifosi intendono girare le spalle al 22° minuto – un riferimento al 2022, l'anno in cui BlueCo ha preso il controllo. Il gruppo insiste sul fatto che le manifestazioni non cesseranno indipendentemente dal prossimo allenatore nominato, segnalando che il malcontento va ben oltre i risultati.
In mezzo al caos, alcuni giocatori si sono pubblicamente impegnati nel progetto. Joao Pedro, legato a un trasferimento al Barcellona ma ritenuto non in vendita, ha detto alla BBC Sport di essere "molto felice" al Chelsea e si è affermato come leader inaspettato. Ha rivelato discussioni franche negli spogliatoi: "Nel momento difficile vuoi vedere chi vuole vincere, chi vuole migliorare... Abbiamo conversazioni tra di noi e tutti sono molto impegnati a migliorare e a portare il Chelsea dove merita." Allo stesso modo, Cole Palmer ha smentito le voci di un suo trasferimento al Manchester United, mentre Reece James e Moises Caicedo hanno firmato nuovi contratti. Romeo Lavia ha ammesso che le accuse di giocatori che si arrendono sono state "difficili da sentire" e ha riconosciuto le critiche esterne alla cultura della squadra.
Tuttavia, i risultati in campo dipingono un quadro desolante. Prima di un pareggio per 1-1 al Liverpool lo scorso fine settimana, il Chelsea aveva perso sei partite di campionato consecutive senza segnare – la loro peggior striscia in 114 anni – e non batte il Manchester City dalla finale di Champions League 2021. Il City, con una striscia di 13 partite senza sconfitta contro il Chelsea, incluse 10 vittorie, si presenta come grande favorito. L'allenatore ad interim McFarlane, il primo inglese a guidare una squadra in una finale di FA Cup da Frank Lampard con il Chelsea nel 2020, ha ottenuto un credibile pareggio 1-1 all'Etihad nella sua prima uscita da senior a gennaio, ma replicarlo contro la macchina di Pep Guardiola è un compito colossale.
Anche se il Chelsea dovesse stupire, sarebbe il primo trofeo nazionale del club dal 2018, interrompendo una striscia di tre sconfitte consecutive in finale di FA Cup e sei sconfitte consecutive in finali di coppa nazionali – una tendenza iniziata sotto Roman Abramovich e proseguita sotto l'attuale regime. Il club ha spesso prosperato nel caos: Guus Hiddink, Roberto di Matteo e Rafa Benitez hanno tutti vinto trofei importanti come allenatori ad interim. Il co-fondatore Jose Feliciano ha sottolineato i due trofei dell'anno scorso per contrastare la narrazione, ma quelli sono arrivati prima dell'attuale declino e della crescente ribellione dei tifosi.
Internamente, il club insiste sul fatto di essere in un "periodo di autoriflessione", riconoscendo errori nel processo di selezione dell'allenatore. Behdad Eghbali ha ammesso di non aver ancora azzeccato la scelta e si è impegnato a "ritoccare" la strategia di trasferimento verso giocatori più esperti. Tuttavia, con i controlli finanziari della UEFA che limitano la spesa e una base di tifosi arrabbiati che chiede cambiamenti, la strada per tornare in cima è irta di ostacoli. La crisi d'identità del Chelsea – diviso tra il successo spietato dell'era Abramovich e il modello costoso ma disarticolato dell'attuale proprietà – non sarà risolta da un pomeriggio a Wembley.
La finale di FA Cup rappresenta quindi sia un'opportunità che un'illusione. Un trofeo offrirebbe un sollievo temporaneo e una ancora di salvezza per l'Europa League, ma non può mascherare le fratture più profonde a Stamford Bridge. Le proteste, il valzer degli allenatori, la squadra da un miliardo di sterline sottoperformante – queste sono ferite che l'argenteria non può guarire. Mentre il Chelsea scende in campo a Wembley, lo fa meno come club coeso e più come una collezione di contraddizioni. Per i tifosi, la domanda non è solo se la loro squadra possa battere il City, ma se qualcuno al potere stia davvero ascoltando.
Basato su un reportage della BBC Sport.