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Fursenko rivela perché lo Zenit ha esonerato Mancini nel

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L'ex presidente dello Zenit, Sergei Fursenko, spiega la decisione del club di separarsi da Roberto Mancini nel 2018, citando problemi tattici, un quinto posto

L'ex presidente dello Zenit San Pietroburgo, Sergei Fursenko, ha fatto luce sulla decisione del club di separarsi dall'allenatore italiano Roberto Mancini nel 2018. In una recente intervista per la serie documentaristica 'Zenit Forever', Fursenko ha dettagliato i fattori che hanno portato al cambio di allenatore.

Fursenko ha indicato le decisioni tattiche di Mancini come una preoccupazione primaria. Ha notato che l'allenatore spesso collocava giocatori inesperti nelle posizioni più impegnative e critiche in campo. Questo approccio, secondo Fursenko, ha contribuito significativamente alla scarsa prestazione della squadra, portandola infine a un deludente quinto posto in classifica.

Un altro fattore importante che ha complicato la situazione è stata la scomparsa di Anatoliy Sarsaniya. Sarsaniya aveva svolto un ruolo cruciale come ponte tra la dirigenza del club, i giocatori stranieri e lo staff di Mancini. La sua assenza ha creato un vuoto significativo nella comunicazione e nel coordinamento.

Con la perdita di Sarsaniya, il club si è trovato in una posizione difficile. Fursenko ha spiegato che l'unica via apparente era acconsentire a tutte le richieste e le pretese di Mancini. Tuttavia, ha espresso dubbi sul fatto che questa strategia di totale acquiescenza avrebbe necessariamente portato a un risultato sportivo positivo per il club.

La combinazione di questi elementi — una gestione discutibile della rosa, un calo in classifica e la perdita di un membro chiave dello staff che facilitava l'armonia interna — ha reso la separazione da Mancini la scelta inevitabile per lo Zenit.

Basato su un report di Чемпионат.com.