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Il prossimo allenatore dell'Italia: perché Malagò ha

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Il candidato FIGC Malagò attacca le chiacchiere 'irresponsabili' su Conte e Ranieri per il posto da ct dopo il disastro di Zenica. Chiede un allenatore

La Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) si trova a un bivio, con l'elezione presidenziale del 22 giugno che ha un peso enorme per il futuro della nazionale maschile. Giovanni Malagò, ex presidente del Comitato Olimpico Italiano (CONI) e candidato di punta per guidare la FIGC, ha usato la sua piattaforma su Sky per placare il crescente chiacchiericcio intorno al prossimo commissario tecnico. Il suo messaggio era inequivocabile: concentrarsi sul rinnovamento istituzionale piuttosto che sui singoli nomi.

Le dichiarazioni di Malagò arrivano all'indomani di quello che ha definito il "disastro di Zenica" – una notte catastrofica che ha visto svanire le speranze dell'Italia di raggiungere i Mondiali del 2026 e, più in generale, la nazionale scomparire dalla scena calcistica internazionale. La sconfitta in Bosnia ed Erzegovina ha rappresentato un altro punto basso per una nazione che ha saltato i Mondiali del 2018 e del 2022, e ora affronta un lungo periodo di purgatorio. Con l'assenza degli Azzurri dalla scena globale, la pressione per nominare l'allenatore giusto non è mai stata così alta.

"Penso che solo una persona irresponsabile potrebbe anticipare qualcosa oggi", ha detto Malagò a Sky. "Dobbiamo avere un esito elettorale e capire la disponibilità. Su una cosa non ho dubbi: se ho questo onere e onore, deve essere qualcuno che abbraccia un percorso in cui tutti devono mettersi in gioco." Le dichiarazioni sono state un diretto rimprovero ai media che hanno accostato sia Claudio Ranieri che Antonio Conte al ruolo, con quest'ultimo in procinto di lasciare il Napoli a fine stagione.

Ranieri, l'amatissimo 74enne che ha guidato il Leicester City al titolo di Premier League e recentemente il Cagliari, rimane un favorito sentimentale tra molti tifosi. Conte, invece, è il vincente provato che ha trasformato Juventus e Inter prima del suo mandato a Napoli, ma il suo approccio incentrato sul club e ad alta intensità potrebbe non allinearsi con il progetto a lungo termine che Malagò immagina. Il candidato FIGC ha sottolineato che il prossimo ct non può essere valutato "con i normali giudizi che un allenatore potrebbe fare sul mercato dei club", segnalando il desiderio di qualcuno impegnato a ricostruire dalle fondamenta.

Questo progetto di nazionale non riguarda solo la ricerca di un commissario tecnico; si tratta di resuscitare una cultura calcistica che ha sottoperformato sulla scena mondiale. I fallimenti consecutivi dell'Italia nella qualificazione ai Mondiali hanno messo in luce problemi strutturali, dallo sviluppo giovanile al passaggio di talenti in prima squadra. Chiunque prenda le redini dovrà lavorare con una generazione di giocatori che devono ancora dimostrarsi nei grandi tornei, rendendo il ruolo un impegno a lungo termine piuttosto che una soluzione rapida.

Il futuro politico di Malagò aggiunge un ulteriore strato di incertezza. La clausola del periodo di raffreddamento che potrebbe renderlo ineleggibile è stata oggetto di discussione, ma lui ha liquidato queste preoccupazioni, affermando: "I fatti sono chiari da molti punti di vista." Se eletto, sarebbe immediatamente gettato nella decisione di scegliere il prossimo ct—una scelta che potrebbe definire la sua presidenza e la traiettoria del calcio italiano per il prossimo ciclo.

Oltre al calcio maschile, Malagò ha anche toccato la crescita del calcio femminile in Italia, definendolo "un movimento di grande crescita e grande personalità". Ha sottolineato il dovere di attrarre stakeholder e ampliare il pubblico, accennando che la sua agenda FIGC includerà una forte spinta per la visibilità e gli investimenti nel calcio femminile. Questo duplice focus riflette le moderne esigenze di un presidente federale, ma la priorità immediata rimane la sistemazione della nazionale maschile.

Con l'avvicinarsi delle elezioni FIGC, il rumore intorno ai potenziali allenatori non potrà che intensificarsi. Eppure l'intervento di Malagò serve a ricordare che il processo inizia con la governance, non con i pettegolezzi. La sua insistenza su un approccio orientato al progetto suggerisce che i nomi glamour potrebbero non bastare; la nuova dirigenza FIGC richiederà una trasformazione culturale allineata con una visione sostenibile.

Il calcio italiano ora attende il 22 giugno, quando verrà eletto il nuovo presidente FIGC e potrà iniziare il vero lavoro. Nel frattempo, i nomi di Conte e Ranieri continueranno a circolare, ma il loro destino dipende da un candidato che ha chiarito che pazienza e pianificazione prevarranno sulla fretta. Il disastro di Zenica non può essere cancellato, ma la risposta ad esso plasmerà l'identità calcistica dell'Italia per gli anni a venire.

Basato su un report di Tuttosport.