L'Italia ha strappato una vittoria di misura per 1-0 contro il Lussemburgo in un'amichevole mercoledì, offrendo una modesta dose di sollievo dopo l'amara delusione di non essersi qualificata per i Mondiali. La partita, giocata davanti a un pubblico scarso, ha visto una formazione sperimentale degli Azzurri lottare per trovare fluidità ma alla fine ottenere una vittoria che è sembrata più funzionale che trasformativa. È stata una partita che, nonostante il risultato, ha lasciato più domande che risposte sulla traiettoria della squadra.
Poco più di due mesi fa, il calcio italiano è stato gettato in crisi quando la nazionale ha perso una finale di playoff contro la Bosnia-Erzegovina ai rigori, mancando il Mondiale per il terzo ciclo consecutivo. Quel fallimento ha provocato un periodo di introspezione, con il commissario tecnico Roberto Mancini già partito e la federazione alle prese con la nomina di un successore permanente. Nell'interim, Silvio Baldini ha preso le redini, affrontando il poco invidiabile compito di risollevare una squadra privata di fiducia e della maggior parte delle sue stelle affermate. Gli echi di quella lotteria dei rigori a Zenica risuonavano ancora nella squadra, e l'amichevole contro il modesto Lussemburgo serviva tanto a ripristinare il morale quanto a vincere.
Per questa partita, Baldini ha schierato una formazione ampiamente composta da riserve. Con l'eccezione del portiere Gianluigi Donnarumma e del giovane attaccante Pio Esposito, tutti e dieci i titolari del disastro bosniaco erano assenti. Molti di questi assenti erano infortunati o semplicemente non nella giusta mentalità per rappresentare la squadra così presto dopo la traumatica eliminazione. Donnarumma ed Esposito, tuttavia, si sono resi disponibili, dimostrando un impegno che Baldini descriverà in seguito come un "segnale positivo" per il gruppo. La loro volontà di indossare la maglia in un'amichevole senza importanza parlava di un senso del dovere che era stato messo in discussione all'indomani della campagna di qualificazione.
Il primo tempo ha messo in luce i limiti di una squadra in transizione. Nonostante un dominio del possesso palla vicino al 70%, l'Italia ha creato poco di significativo. La loro costruzione del gioco era faticosa, e una difesa lussemburghese ben organizzata—piena di part-time e professionisti di categorie inferiori—ha limitato gli Azzurri a soli due tiri in porta su sette tentativi. I piccoli, fuori dalla top 80 mondiale, hanno persino minacciato occasionalmente in contropiede, lasciando la difesa italiana improvvisata a disagio. È stato un netto promemoria che l'aura dei quattro volte campioni del mondo si era notevolmente affievolita.
Baldini ha resistito alla tentazione di fare cambiamenti all'intervallo, e la sua pazienza è stata premiata al 49'. Un corner del centrocampista della Roma Niccolò Pisilli è stato calciato con velocità sul primo palo, dove Esposito è saltato più in alto per deviare un colpo di testa a scavalcare il portiere lussemburghese. È stato un momento di esecuzione perfetta da parte di due dei giocatori che avevano scelto di rimanere con la squadra, e si è rivelato sufficiente per decidere una partita che avrebbe potuto facilmente finire a reti inviolate. Il gol ha iniettato un breve scoppio di energia, ma l'Italia è presto tornata a un approccio controllato e avverso al rischio che ha fatto poco per intrattenere il pubblico scarso.
Esposito, ancora adolescente all'Inter, è stato il giocatore più pericoloso dell'Italia per tutta la partita. I suoi movimenti in area e la volontà di tirare hanno offerto uno sguardo al futuro. Il gol ha sottolineato perché molti credono che possa essere una pietra angolare della ricostruzione della nazionale, un giocatore attorno al quale forgiare una nuova identità offensiva. In assenza dei più affermati Ciro Immobile o Federico Chiesa, la volontà di Esposito di assumersi responsabilità ha detto molto sul suo carattere e sul tipo di fame di cui l'Italia avrà bisogno per riguadagnare rispetto sulla scena internazionale.
Tuttavia, per tutti gli aspetti positivi, la partita ha anche evidenziato l'enorme divario che l'Italia deve colmare per tornare alla rilevanza globale. Il centrocampo mancava di un fulcro creativo—qualcuno sulla falsariga di un giovane Andrea Pirlo o di un Franco Baresi per dettare il ritmo. Gli esterni faticavano a isolare i loro marcatori, e il ritmo complessivo era spesso stentato, con passaggi orizzontali che dominavano le statistiche. Contro avversari più forti—una Germania, una Spagna o un Brasile—tale disorganizzazione sarebbe stata punita senza pietà. La vittoria, sebbene gradita, sembrava più un balsamo temporaneo che una cura per una squadra profondamente imperfetta.
Il ruolo di portiere rimane una delle poche aree di certezza. Donnarumma, il capitano e indiscusso numero uno, ha organizzato bene la sua difesa e ha effettuato un paio di parate di routine per preservare la porta inviolata. La sua sola presenza serviva da promemoria del talento d'élite ancora a disposizione dell'Italia, ma gettava anche un'ombra sul vuoto generazionale altrove. La difesa, guidata da giocatori inesperti, sembrava spesso nervosa in possesso, un peccato per una squadra che un tempo si vantava della propria sofisticazione tattica.
Guardando avanti, la federazione italiana affronta un periodo decisivo. La nomina di un commissario tecnico a tempo pieno è imperativa, e il nuovo capo dovrà supervisionare un completo ringiovanimento dello stile di gioco. La vecchia guardia di giocatori che ha portato l'Italia alla gloria di Euro 2020 sta invecchiando o svanendo—Giorgio Chiellini, Leonardo Bonucci e Jorginho sono ora al crepuscolo—e il prossimo ciclo richiede volti nuovi che possano crescere insieme. Le squadre Under-21 hanno mostrato promesse, ma il passaggio al calcio internazionale senior rimane impegnativo, come dimostrato da questa prestazione contro il Lussemburgo.
Per ora, i fedeli dell'Italia devono trovare conforto nei piccoli passi. La vittoria sul Lussemburgo non cancellerà il dolore di aver mancato il Mondiale, ma impedisce alla narrazione di sprofondare ulteriormente. Gli Azzurri sono tornati in campo, e questo di per sé è un punto di partenza. Il gol di Esposito potrebbe essere ricordato come uno dei primi mattoni nella ricostruzione di un gigante caduto, un simbolo che anche nelle ore più buie, c'è una via da seguire.
Come ha detto Baldini dopo, non esiste una soluzione rapida. Il suo futuro come interim è incerto, ma la sua gestione attenta di un momento delicato gli è valsa un certo credito. Il cammino di ritorno al vertice richiederà pazienza, unità e una feroce dedizione al miglioramento. La prestazione di mercoledì ha mostrato che queste qualità sono presenti a tratti, ma la strada da percorrere è lunga e incerta. Per una nazione che un tempo definiva l'eccellenza calcistica, la risalita è solo all'inizio.
Basato su un reportage di L'Équipe.