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Koscielny: Wenger ha lasciato 'fondamenta solide'

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Laurent Koscielny riflette sul cartellino rosso al debutto con l'Arsenal, il trionfo in FA Cup e la convinzione che la perseveranza di Arsène Wenger abbia

L'introduzione di Laurent Koscielny al calcio inglese fu tanto dura quanto memorabile. Il 15 agosto 2010, il difensore francese fece il suo debutto con l'Arsenal ad Anfield, un campo noto per divorare i nuovi arrivati. La partita finì 1-1, ma il pomeriggio di Koscielny terminò presto quando ricevette un secondo cartellino giallo nel recupero. Invece di un rimprovero, Arsène Wenger accolse il difensore centrale abbattuto con un sorriso ironico. "Welcome in England!" disse l'allenatore, il suo tono tradiva un pizzico di divertimento. Fu un battesimo del fuoco che avrebbe definito la resilienza che Koscielny e le squadre di Wenger all'Arsenal spesso dimostrarono.

Quel cartellino rosso a Liverpool fu meno una battuta d'arresto che un punto di partenza. Koscielny, che avrebbe poi disputato oltre 350 partite con i Gunners, ricordò quel momento come emblematico dell'adattamento necessario per sopravvivere – e poi prosperare – in Premier League. Wenger capì che il suo nuovo acquisto dal Lorient avrebbe avuto bisogno di tempo per adattarsi alla velocità e alla fisicità del calcio inglese. Quella pazienza sarebbe stata ripagata mentre Koscielny diventava uno dei difensori più affidabili del campionato, formando una solida coppia con Per Mertesacker e in seguito diventando capitano del club.

Tra i tanti momenti salienti della sua carriera di nove anni all'Arsenal, uno spicca per la sua totale imprevedibilità. Il 10 settembre 2016 – per il suo 31esimo compleanno – Koscielny segnò uno straordinario gol in rovesciata contro il Southampton all'Emirates Stadium. L'acrobatica conclusione assicurò una vittoria per 2-1 e lasciò sorpreso anche il marcatore. Ammise che era un gesto che non aveva mai tentato prima, né mai più avrebbe ripetuto, nemmeno in allenamento. La spontaneità di quel gol catturò l'essenza di un giocatore che spesso si faceva trovare pronto nel modo più drammatico.

Tuttavia, per Koscielny, il momento culminante arrivò nella finale di FA Cup del 2014 contro l'Hull City. L'Arsenal era in svantaggio 2-0 all'inizio a Wembley, sull'orlo di una nona stagione consecutiva senza trofei. La pressione su Wenger e sulla sua giovane squadra era immensa. Il gol del pareggio di Koscielny nel secondo tempo aiutò a forzare i tempi supplementari, e la rete decisiva di Aaron Ramsey interruppe la siccità in un thriller terminato 3-2. Quella partita non solo portò un trofeo, ma esorcizzò anche i demoni che perseguitavano il club dal 2005. Fu, rifletté Koscielny, il ricordo più potente del suo periodo con i Gunners.

Quel trionfo in FA Cup divenne un catalizzatore. Validò la filosofia di Wenger secondo cui la perseveranza e la fiducia in un nucleo giovane avrebbero alla fine portato risultati. Koscielny sottolineò che, nonostante le critiche costanti, l'Arsenal si trovava regolarmente in competizione su più fronti. Nella stagione 2015-16, terminarono secondi in Premier League – a 10 punti dal Leicester City – ma la loro capacità di rimanere in corsa evidenziò un vantaggio competitivo spesso trascurato. Inoltre, apparvero in una finale di League Cup nel 2011 e aggiunsero altre vittorie in FA Cup nel 2015 e 2017, con lo stesso Koscielny che segnò nella finale del 2017 contro il Chelsea.

La cultura della perseveranza che Wenger instillò non evaporò con la sua partenza nel 2018. Sotto Unai Emery, l'Arsenal raggiunse la finale di Europa League nel 2019, mostrando la profondità e la qualità della squadra che Wenger aveva lasciato. Sebbene persero contro il Chelsea, quel cammino dimostrò che le fondamenta erano abbastanza solide da portare il club nell'era post-Wenger. Per Koscielny, fu la prova tangibile che l'eredità di Wenger si estendeva ben oltre il campo.

In effetti, dalle infrastrutture alle finanze, la meticolosa costruzione del francese aveva preparato l'Arsenal per una stabilità a lungo termine. Koscielny enfatizzò il centro di allenamento all'avanguardia, la rete di scouting ampliata e la prudenza finanziaria che permisero al club di transitare senza calamità. E poi c'erano i record: l'Arsenal divenne il club di maggior successo nella storia della FA Cup con 14 titoli, sette dei quali sotto la guida di Wenger. Quel record, superando i 13 del Manchester United, è una testimonianza della mentalità vincente coltivata per due decenni.

Le parole di Koscielny hanno peso ora che l'Arsenal gode di una rinascita sotto Mikel Arteta, un ex compagno di squadra e altro discepolo degli ideali di Wenger. La capacità dell'attuale squadra di competere nuovamente per grandi onori – come la vittoria in FA Cup del 2020 e le recenti sfide per il titolo – riecheggia la stessa perseveranza descritta da Koscielny. Il progetto di Arteta, costruito su un mix simile di gioventù e disciplina tattica, è una continuazione diretta dell'etica che Wenger ha radicato.

La FA Cup, sebbene a volte diminuita d'importanza rispetto alla Premier League o alla Champions League, rimane un trofeo caro ai tifosi. Crea ricordi indelebili, come dimostrano le stesse imprese di Koscielny a Wembley. Per un club della statura dell'Arsenal, questi momenti definiscono epoche e forniscono punti di riferimento emotivi che legano generazioni di tifosi.

Riflettendo sul suo viaggio da quel cartellino rosso ad Anfield al sollevamento di trofei, Koscielny dipinge il ritratto di un club che ha sempre creduto nel proprio percorso. L'Arsenal di Wenger fu spesso frainteso – etichettato come molle o ingenuo – ma la realtà era una competitività sostenuta che troppo spesso passò inosservata. Le solide fondamenta gettate dall'allenatore più longevo della storia del club continuano a plasmare la sua traiettoria, rendendo il successo attuale più come il frutto naturale di semi piantati molto tempo fa che una rivoluzione.

Basato su un reportage di L'Equipe.