Il capitano dell'OGC Nizza, Dante, si è presentato come una figura affranta ma decisa dopo la sconfitta per 3-1 della sua squadra contro il RC Lens nella finale di Coppa di Francia. La sconfitta, disputata allo Stade de France, ha segnato la fine delle speranze del Nizza di un trofeo nazionale e ha lasciato il veterano 42enne a contemplare un ultimo capitolo agrodolce della sua carriera. Con il club ora di fronte a uno spareggio di retrocessione in due partite contro il Saint-Étienne, l'intervista post-partita del difensore brasiliano era carica di emozione e di una feroce determinazione a preservare lo status di massima serie della squadra.
«Abbiamo cercato di vincere fino alla fine – questo è un aspetto positivo», ha detto Dante nel suo intervento televisivo su France 2. «Ma la gente dice sempre che una finale va vinta; non serve a niente giocarla bene». Il Nizza aveva lottato per raggiungere l'evento clou, eliminando diverse squadre meglio classificate, ma la sconfitta contro il Lens ha messo in luce la fragilità che ha afflitto la loro stagione di campionato. La sconfitta è stata tanto più dolorosa perché rappresentava l'ultima possibilità di Dante di sollevare un trofeo con la famosa maglia rosso-nera.
Dante, che si ritirerà a fine stagione, non ha nascosto il suo dolore personale. «Questa era la mia ultima finale. Volevo andarmene regalando questo dono a tutti – i tifosi, le persone che viaggiano ore in pullman, alcune delle quali non hanno nemmeno i mezzi per venire. Era il loro sogno». L'immagine di quei tifosi fedeli, le loro speranze infrante, pesava chiaramente sul capitano. Eppure, anche in quel momento, i suoi pensieri sono andati subito al domani: la battaglia per la sopravvivenza.
La campagna 2023-24 è stata tormentata per Les Aiglons. Un'estate di sconvolgimenti, cambi di allenatore e prestazioni incostanti li ha lasciati a languire nelle zone basse della Ligue 1. Hanno concluso la stagione al 18° posto, esattamente la posizione che innesca lo spareggio promozione/retrocessione contro la squadra classificatasi terza in Ligue 2. L'avversario è l'AS Saint-Étienne, un gigante caduto disperato di tornare nell'élite. Per il Nizza, le due partite – prima in trasferta, poi in casa – sono ora le più importanti della memoria recente.
Il formato lascia poco spazio all'errore. In due partite, il Nizza deve dimostrare di meritare la Ligue 1. Il fallimento significherebbe una prima retrocessione dal 1996 e una caduta catastrofica per un club che ha investito pesantemente e aspirato a competere per i posti europei. Il solo colpo finanziario potrebbe far arretrare il progetto di anni, annullando il lavoro delle recenti finestre di mercato e dei miglioramenti infrastrutturali. In questo quadro crudo, il grido di battaglia di Dante assume un significato ancora maggiore.
Usando un linguaggio che risuonava con la storia e l'orgoglio del club, il capitano ha dichiarato: «Noi giocatori dobbiamo lasciare questo club dove lo abbiamo trovato – in Ligue 1». Era un messaggio semplice ma potente, un richiamo alla responsabilità che sottolineava il dovere dei giocatori verso l'istituzione. Per Dante, che ha raggiunto il Nizza nel 2016 e da allora è diventato una figura totemica, l'idea di lasciare il club in una divisione inferiore è, secondo le sue parole, «nemmeno immaginabile».
Le ripercussioni psicologiche di una sconfitta in una finale importante possono andare in due direzioni: o schiacciano lo spirito di una squadra o forgiano una determinazione ribelle. L'immediato spostamento di Dante verso gli spareggi suggerisce che intende incanalare il dolore in una missione di sopravvivenza. La sua leadership sarà vitale – i giovani talenti come Khephren Thuram e Jean-Clair Todibo avranno bisogno di guida per navigare l'atmosfera di alta pressione di uno spareggio retrocessione contro una motivata squadra del Saint-Étienne.
La finale di Coppa di Francia, nonostante la delusione, ha rivelato uno spirito collettivo che era mancato per gran parte della stagione. Il Nizza ha lottato per rimontare a volte, e sebbene l'efficienza del Lens abbia conquistato il trofeo, Dante ha sottolineato che la squadra ha mostrato un'unità e una combattività che ora devono essere amplificate. «Abbiamo visto uno spirito di squadra che dovrà essere portato nelle prossime due partite, perché sono decisive», ha esortato. «Dobbiamo affrontarle con fiducia e coraggio».
La storia offre un certo conforto: le squadre di Ligue 1 se la sono generalmente cavata bene in questi spareggi, spesso usando le loro risorse superiori per respingere i sfidanti di seconda divisione. Ma il Saint-Étienne non è una squadra ordinaria di Ligue 2 – portano lo slancio di un forte finale di stagione e la disperazione di un club che brama la redenzione. Lo spareggio sarà probabilmente molto combattuto, e la forza mentale del Nizza, così come la loro configurazione tattica, determinerà l'esito.
Per Dante, tutto si riduce all'eredità. Avendo vinto titoli con il Bayern Monaco e collezionato oltre 300 presenze con il Nizza, è una figura venerata sulla Costa Azzurra. Un atto finale di salvataggio consoliderebbe il suo status di leggenda del club; al contrario, una retrocessione in Ligue 2 lascerebbe una macchia indelebile sul suo addio. La posta in gioco, quindi, è sia personale che professionale.
Le due partite di spareggio – prima allo Stade Geoffroy-Guichard, poi all'Allianz Riviera – offrono una chance di riscatto. Le parole di Dante hanno dato il tono: niente di meno della sopravvivenza è accettabile. La sua carriera termina tra poche settimane, ma il futuro del club è in bilico. «Voglio lasciare il club in Ligue 1», ha detto. «È il mio club». Ora deve radunare i suoi compagni di squadra per fare in modo che queste parole diventino realtà.
Sulla base di un reportage de L'Équipe.