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Pascal Cygan: l'Invincibile che inseguiva Wright con 182

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Pascal Cygan ricorda la sua stagione da Invincibile all'Arsenal e la doppietta contro il Fulham nel 2005, quando uno scherzo dello stadio notò che era a 182

Quando Pascal Cygan arrivò all'Arsenal nel 2002, entrò in uno spogliatoio pieno di talento mondiale. Il difensore francese, a soli due anni dalla Ligue 2 con il Lille, si ritrovò al fianco di stelle internazionali come Sylvain Wiltord e Nwankwo Kanu, e si allenava quotidianamente contro il duo iconico di Thierry Henry e Dennis Bergkamp. Il salto era monumentale, ma Cygan era determinato a non lasciarsi sopraffare. Si ritagliò un ruolo che lo avrebbe reso una parte discreta ma integrante di una delle squadre più leggendarie della storia del calcio inglese: gli Invincibili.

Durante la stagione 2003-04, l'Arsenal rimase imbattuto in Premier League, un'impresa che rimane insuperata nell'era moderna. Mentre i titoli naturalmente si concentravano su Henry, Bergkamp e Patrick Vieira, Cygan giocò 18 partite di campionato in quella stagione – più minuti di alcuni dei suoi compagni di squadra più celebri. Era una testimonianza della sua professionalità e capacità di intervenire quando chiamato in causa, sia per sostituire infortunati che per rotazioni tattiche. I suoi contributi, sebbene spesso sottovalutati, gli valsero un posto nella narrazione di quella squadra leggendaria.

Tuttavia, il ricordo più vivido di Cygan all'Arsenal – oltre alla gloria degli Invincibili – venne da una partita contro il Fulham nell'agosto 2005. Quel giorno all'Highbury, segnò una doppietta in una vittoria per 4-2, una rara esplosione offensiva da un difensore noto più per i suoi compiti difensivi. Anche Henry segnò due volte, avvicinandosi a un solo gol dal record del club di Ian Wright (185). La folla e i giocatori erano ben consapevoli della milestone, e l'annunciatore dello stadio aveva persino aggiornato i tifosi sui progressi di Henry durante la partita.

Quando Cygan segnò il suo secondo gol per portare il punteggio sul 4-1, si aspettava il solito boato di applausi. Invece, i tifosi dell'Highbury scoppiarono in una risata collettiva. Sconcertato, Cygan apprese più tardi la ragione dal capitano Vieira: l'annunciatore aveva seccamente informato la folla che era il terzo gol di Cygan per il club, mettendolo a ben 182 gol di distanza dal totale di Wright. L'umorismo autoironico catturava il carattere sia del giocatore che del club – dove anche gli eroi non celebrati venivano festeggiati con calore e arguzia.

Il momento racchiudeva perfettamente il viaggio di Cygan all'Arsenal. Non fu mai una superstar, ma abbracciò il suo ruolo e la cultura del club. Le risate quel giorno non erano beffarde; erano un riconoscimento del suo contributo improbabile al punteggio e della deliziosa assurdità della statistica. Sottolineava anche l'ombra ingombrante di Wright, i cui exploit da goleador rimanevano il punto di riferimento per ogni attaccante dell'Arsenal, incluso Henry.

Henry avrebbe poi battuto il record di Wright più avanti in quella stagione, cementando la propria leggenda. Ma per Cygan, quel pomeriggio d'agosto divenne una nota a piè di pagina preziosa nella sua carriera – un difensore che rubava brevemente la scena a uno dei più grandi attaccanti del gioco, solo per essere ricordato del vasto divario nei loro exploit realizzativi. La battuta era gentile, e Cygan la prese con filosofia, ricordandola in seguito con una risata, segno della sua consapevolezza e modestia.

Oltre ai numeri e alle prese in giro, il tempo di Cygan all'Arsenal gli lasciò un senso più profondo di appartenenza. Parla di come il club ti associ alla sua storia molto tempo dopo che te ne sei andato, un sentimento condiviso da molti ex giocatori. Per qualcuno che un tempo faticava in seconda divisione francese, il fatto di essere ricordato come un Invincibile e parte di un'istituzione così leggendaria è motivo di orgoglio. È un promemoria che nel calcio, il successo collettivo spesso supera i riconoscimenti individuali.

La partita contro il Fulham evidenziò anche la profondità della rosa dell'Arsenal sotto Arsène Wenger. Cygan era uno dei tanti giocatori che potevano inserirsi senza calo di qualità, un fattore chiave nel successo sostenuto del club in quell'epoca. Mentre Henry e altri occupavano le prime pagine, erano i contributi di giocatori come Cygan che permettevano alla squadra di competere su più fronti e di cercare l'immortalità.

Analizzando la stagione degli Invincibili, le 18 presenze di Cygan non erano un'impresa da poco. Iniziò 10 partite di Premier League e subentrò in altre otto, aiutando la squadra a mantenere la porta inviolata in metà delle sue partite da titolare. La sua capacità di affiancare Sol Campbell o Kolo Touré quando necessario forniva una copertura cruciale, e la sua presenza fisica offriva una dimensione diversa alla difesa. Sebbene non fosse il nome più affascinante, la sua affidabilità era un pilastro silenzioso di quella striscia di imbattibilità.

Le risate all'Highbury quel giorno riflettevano anche il legame unico tra la squadra e i tifosi. Highbury, con la sua atmosfera intima, era un campo dove le emozioni erano amplificate, e l'umorismo collettivo faceva parte dell'esperienza del giorno di partita. Il momento di Cygan divenne una battuta interna che durò ben oltre il fischio finale, una storia che avrebbe raccontato anni dopo con lo stesso divertimento.

In molti modi, la traiettoria della carriera di Cygan, dalla seconda divisione di Lille all'Invincibile di Premier League, è una storia di perseveranza. Non aveva i doni naturali di alcuni dei suoi coetanei, ma la sua etica del lavoro e resilienza mentale gli permisero di prosperare in un ambiente d'élite. Il suo mandato all'Arsenal, sebbene non definito dalla gloria individuale, fu segnato dal successo di squadra definitivo – un titolo di campionato senza sconfitte, un'impresa che da allora è diventata il Santo Graal del calcio inglese.

Oggi, mentre l'Arsenal cerca di tornare a quelle vette sotto Mikel Arteta, gli Invincibili rimangono un punto di riferimento. Giocatori come Cygan ricordano che ogni membro di una rosa gioca un ruolo nella storia, anche se il loro contributo non si misura in gol ma nell'impegno incrollabile verso la causa. E occasionalmente, danno alla folla un motivo per ridere a crepapelle. Basato su un reportage di L'Equipe.