L'International Football Association Board (IFAB) ha ufficialmente proibito ai giocatori di conferire con il loro allenatore quando il portiere è a terra, una regola che sarà applicata al prossimo Mondiale FIFA 2026. La decisione, annunciata in vista del torneo in programma dall'11 giugno al 19 luglio, mira a frenare una tattica che è stata sempre più criticata per interrompere il flusso del gioco.
Il capo degli arbitri FIFA Pierluigi Collina ha chiarito la logica alla base della nuova regola. Ha sottolineato che, sebbene i portieri abbiano diritto a ricevere cure quando sono effettivamente infortunati, la pratica di utilizzare tali interruzioni per sessioni di coaching improvvisate a bordo campo non sarà più tollerata. Secondo la regola, i giocatori di movimento devono rimanere in posizione o radunarsi nel cerchio di centrocampo, interrompendo di fatto la comunicazione con l'area tecnica.
La mossa arriva in risposta diretta a una tendenza crescente in cui le squadre sfruttano gli infortuni dei portieri per spezzare il gioco e trasmettere istruzioni dalla panchina. Questa tattica di perdita di tempo non solo rallenta il ritmo, ma concede anche un vantaggio strategico ingiusto durante le fasi critiche di una partita. Collina ha sottolineato che l'integrità del gioco richiede tali interventi, assicurando che le interruzioni servano al loro scopo medico previsto piuttosto che diventare timeout mascherati.
Uno dei critici più illustri di questa pratica è l'allenatore del Leeds United, Daniel Farke. Ha evidenziato una partita di club in cui Gianluigi Donnarumma, portiere del Paris Saint-Germain e dell'Italia, è caduto a terra ripetutamente per permettere ai suoi compagni di riorganizzarsi e ricevere istruzioni tattiche. Farke ha sostenuto che tali azioni hanno deliberatamente prosciugato il ritmo della partita, specialmente quando la squadra avversaria, il Manchester City, stava costruendo pressione. Le sue osservazioni schiette hanno avuto ampia risonanza, amplificando le richieste di un intervento normativo.
L'incidente che ha coinvolto Donnarumma non è stato isolato, poiché scenari simili si sono verificati nelle competizioni di vertice. I portieri, spesso con un contatto minimo, ritardavano la ripresa mentre i giocatori di movimento correvano a bordo campo per una rapida parola con l'allenatore. La nuova legislazione chiude in modo deciso questa scappatoia, segnalando un impegno più ampio a preservare il ritmo e l'equità dello sport.
In particolare, la decisione dell'IFAB rispecchia una misura già adottata all'inizio di quest'anno dalla National Women's Soccer League (NWSL) negli Stati Uniti. La lega femminile di massima divisione ha introdotto un divieto simile per impedire alle portiere di facilitare pause tattiche. Questo allineamento transatlantico suggerisce una spinta unitaria verso la standardizzazione delle leggi del gioco e l'eliminazione delle scappatoie che sono state sistematicamente abusate.
Per allenatori e giocatori, l'adattamento richiederà una significativa ricalibrazione mentale e strategica. Manager come Farke, che fanno affidamento sugli adattamenti in partita, dovranno trovare metodi alternativi per comunicare istruzioni critiche. Le squadre potrebbero fare sempre più affidamento sui leader in campo e su strategie predefinite per navigare i cambi di slancio senza la rete di sicurezza di un raduno a metà partita.
Da una prospettiva più ampia, la regola sottolinea l'evoluzione in corso del calcio nell'affrontare l'astuzia e proteggere lo spettacolo. Mentre si avvicina il Mondiale 2026, le nazioni partecipanti dovranno integrare questo cambiamento nella loro preparazione. Il divieto crea anche un precedente che potrebbe riverberarsi nei campionati nazionali, portando potenzialmente a un'adozione mondiale di restrizioni simili.
In definitiva, il divieto dei dialoghi allenatore-giocatore durante gli infortuni del portiere rappresenta una posizione ferma contro le arti oscure della gestione del tempo. Ripristinando la funzione principale delle interruzioni – gestire gli infortuni reali – l'IFAB spera di mantenere l'equilibrio competitivo che i tornei ad alta posta in gioco richiedono. Il Mondiale 2026 servirà come primo grande test di questa iniziativa, con gli arbitri che dovranno applicarla rigorosamente.
Basato su un reportage di L'Equipe.