L'Arsenal è sull'orlo della storia. Dopo aver messo fine a un'attesa di due decenni per il titolo di Premier League, la squadra di Mikel Arteta si prepara ora per una finale di Champions League contro il Paris Saint-Germain a Budapest. L'impresa completerebbe una trasformazione da giganti caduti a regalità europea — e, soprattutto, consegnerebbe il trofeo che nemmeno i leggendari Invincibili di Arsène Wenger erano riusciti a conquistare. Venti anni dopo quella delusione a Parigi, i Gunners hanno la possibilità di riscrivere la loro storia.
La finale del 2006 rimane un ricordo doloroso. Il cartellino rosso di Jens Lehmann al 18° minuto per aver atterrato Samuel Eto'o costrinse l'Arsenal a giocare quasi tutta la partita in dieci uomini. Nonostante il colpo di testa a parabola di Sol Campbell che diede loro il vantaggio, il Barcellona riuscì infine a sfondare con due gol tardivi. Fu una fine crudele per una squadra che aveva stabilito un record di Champions League con dieci clean sheet consecutivi sulla strada per la finale, eliminando lungo il percorso Real Madrid, Juventus e Villarreal. Quella squadra, costruita attorno a Thierry Henry, Cesc Fàbregas e Ashley Cole, comprendeva molti degli Invincibili che erano rimasti imbattuti nella stagione 2003-04 di Premier League.
La versione 2026 di Arteta porta con sé la propria aria di inevitabilità. Hanno detronizzato il Manchester City in campionato attraverso una miscela di solidità difensiva e verve offensiva. La coppia difensiva centrale formata da William Saliba e Gabriel ha attirato paragoni con i migliori della Premier League, e il loro numero di clean sheet insieme è secondo solo a Rio Ferdinand e Nemanja Vidić dall'inizio del millennio. Ma le preoccupazioni per gli infortuni offuscano la preparazione: Ben White è escluso, mentre Jurriën Timber corre per essere in forma per affrontare Khvicha Kvaratskhelia. Kai Havertz ha passato gran parte della stagione ai box ma è tornato con un gol e un assist nelle ultime partite, offrendo una possibile titolarità. Anche Martin Ødegaard ha lottato contro infortuni che hanno interrotto il suo ritmo, sebbene la sua visione rimanga inestimabile.
In porta, il contrasto è netto. Lehmann aveva 36 anni nel 2006, finalista di Coppa del Mondo con la Germania, ma il suo gesto impulsivo a Parigi costò caro alla sua squadra. David Raya, al contrario, è stato un modello di costanza, collezionando il suo terzo Guanto d'Oro consecutivo in Premier League con 19 clean sheet in questa stagione. Dove l'aggressività di Lehmann a volte sfociava in sconsideratezza, la calma distribuzione e le parate di Raya forniscono una base stabile. Come potrebbe dire un commentatore, la squadra del 2026 non ha bisogno di vincere nonostante il suo portiere; vince grazie a lui.
I ruoli di terzino offrono dibattiti affascinanti. Ashley Cole è ampiamente considerato il miglior terzino sinistro della storia della Premier League, figura chiave in due campagne di campionato storiche per Arsenal e Chelsea. Arteta, tuttavia, ha ruotato tra Riccardo Calafiori, Piero Hincapie e il prodotto del vivaio Myles Lewis-Skelly — nessuno ha ancora eguagliato lo status iconico di Cole. A destra, lo status di eroe di culto di Emmanuel Eboué impallidisce di fronte all'affidabilità di un Timber in forma o dell'infortunato White. Tuttavia, Eboué faceva parte di quella difesa parca del 2006, e Kolo Touré — convertito da centrocampista da Wenger — offriva atletismo accanto alla forza bruta di Campbell.
Il centrocampo è dove l'evoluzione tattica risalta davvero. Wenger schierò cinque uomini a centrocampo nel 2006, con Gilberto Silva come "muro invisibile" a proteggere la difesa. Fàbregas, allora appena diciannovenne, dirigeva le manovre e si guadagnò un posto nella squadra dell'anno UEFA. Alexander Hleb e Robert Pires fornivano ampiezza, mentre Freddie Ljungberg supportava Henry. Il 4-2-3-1 di Arteta ruota attorno a Declan Rice, il cui motore e i calci piazzati hanno spinto la corsa al titolo — i suoi expected assists su calci piazzati guidano la lega. Al suo fianco, Martin Zubimendi o Lewis-Skelly possono offrire ancoraggio, mentre Ødegaard, quando in forma, sblocca le difese con passaggi che nessun altro vede. Tuttavia, nessuno nell'attuale rosa eguaglia i numeri di Fàbregas nell'ultimo terzo: 111 assist e 50 gol in 350 presenze in campionato tra Arsenal e Chelsea.
Poi c'è l'attacco. Thierry Henry è il punto di riferimento: 228 gol con l'Arsenal, quattro Scarpe d'Oro, sei inclusioni consecutive nella Squadra dell'Anno della PFA e un record congiunto di 20 assist in una singola stagione. Viktor Gyökeres, il centravanti del 2026, è stato trasformativo con 21 gol in tutte le competizioni, inclusi cinque in Europa, ma opera in un sistema diverso. L'attaccante svedese beneficia di un trio di creatori: Bukayo Saka, stella del vivaio e due volte giocatore dell'anno; Eberechi Eze, che ha regalato al Crystal Palace il suo primo trofeo importante prima del trasferimento; e Leandro Trossard, i cui sei assist in campionato guidano la squadra. Il ritorno a fine stagione di Havertz aggiunge un'altra dimensione, ma l'attenzione rimane su Gyökeres per decidere sul palcoscenico più grande.
Ciò che eleva questa finale al di là di una semplice caccia al trofeo è la possibilità di rispondere a una domanda vecchia di un decennio: la squadra meticolosamente costruita da Arteta potrebbe superare gli artisti di Wenger? I clean sheet record della squadra del 2006 parlano di una resilienza difensiva spesso trascurata all'ombra della genialità di Henry. La squadra del 2026, nel frattempo, ha coniugato quella solidità con un pressing più strutturato e una devastante efficienza sui calci piazzati. Saliba e Gabriel potrebbero non avere la spavalderia degli Invincibili, ma la loro costanza supera probabilmente anche il picco di Campbell e Touré.
Per i tifosi, il selettore interattivo di BBC Sport cristallizza questo dibattito: chi farebbe parte di un undici combinato? Il portiere e il terzino sinistro sembrano scontati, ma la coppia di centrali, l'equilibrio a centrocampo e il ruolo del numero nove dividono le opinioni. Alcuni potrebbero sostenere che Cole prevalga a sinistra, mentre l'eredità di Henry lo rende intoccabile — eppure il dinamismo moderno e la minaccia aerea di Gyökeres non possono essere ignorati.
Mentre le squadre si preparano a scendere in campo al Puskás Aréna, il peso della storia preme. Arteta sa che la vittoria lo immortalerà accanto a Wenger come gli unici allenatori ad aver portato il più grande trofeo europeo a nord di Londra. Per un club spesso accusato di non essere all'altezza nei momenti cruciali, sabato offre più di un trofeo—offre una rivincita. La delusione del 2006 può finalmente essere consolata, e una nuova dinastia può nascere.
Basato su resoconti di BBC Sport.