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Perché Yuto Nagatomo ha pianto: il suo 5° Mondiale a 39 anni

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Yuto Nagatomo, 39 anni, ha pianto quando è stato convocato nella squadra giapponese per i Mondiali 2026 – il suo quinto. La longevità e l'emozione cruda

A 39 anni, Yuto Nagatomo non è riuscito a trattenere le lacrime. Un video che si è rapidamente diffuso sui social media ha catturato il momento esatto in cui l'ex difensore dell'Inter ha saputo di essere stato selezionato per la nazionale giapponese per i Mondiali 2026. Lo scoppio di emozione cruda era comprensibile: questa sarà la sua quinta apparizione sul palcoscenico più grande del calcio, un'impresa che pochi giocatori raggiungono, e che sottolinea una carriera notevole che ha ostinatamente rifiutato di cedere al passare del tempo.

Nagatomo, che compirà 40 anni a settembre, è stato un punto fermo del calcio giapponese per oltre un decennio e mezzo. Ma la sua eredità di club è ricordata più affettuosamente a Milano, dove ha trascorso sette stagioni con l'Inter dal gennaio 2011 all'inizio del 2018. Arrivando dal Cesena all'indomani della campagna del triplete, è diventato immediatamente una presenza affidabile sulla fascia, giocando un ruolo chiave mentre i Nerazzurri sollevavano la Coppa Italia nel maggio 2011. Attraverso gli anni turbolenti che seguirono – segnati da assenze in Champions League e un digiuno di trofei – Nagatomo è rimasto un contributore costante, un favorito dei tifosi noto per la sua instancabile etica del lavoro e la sua personalità accattivante.

Le lacrime alla sua convocazione mondiale non sono state solo una reazione alla notizia, ma un riflesso di un viaggio che lo ha visto evolversi da un debuttante di 24 anni in Sudafrica 2010 a un veterano statista che si prepara per il suo quinto torneo. Nagatomo è stato ora a ogni Mondiale dal suo primo, rappresentando il Giappone nel 2010, 2014, 2018 e 2022 prima di questa ultima selezione. Per metterlo in prospettiva, solo una manciata di giocatori di movimento nella storia sono riusciti a partecipare a cinque Mondiali separati, e farlo come terzino a quasi 40 anni è una testimonianza della sua straordinaria preparazione fisica e forza mentale.

Dopo aver lasciato l'Inter per il Galatasaray all'inizio del 2018, Nagatomo ha continuato a performare ad alto livello in Turchia, ma il suo legame con i Nerazzurri non si è mai affievolito. Tanto che nel luglio 2023 è stato nominato ambasciatore dell'Inter durante il loro tour in Giappone, consolidando ulteriormente un rapporto costruito su rispetto reciproco e affetto. Il suo duraturo legame con il club aggiunge uno strato toccante a questo ultimo traguardo, poiché molti dei tifosi che un tempo lo acclamavano a San Siro guarderanno ora con orgoglio mentre marcia verso un altro Mondiale.

Per il Giappone, l'inclusione di Nagatomo porta un'esperienza inestimabile a una squadra che mescola giovani e veterani esperti. Il commissario tecnico Hajime Moriyasu apprezza chiaramente la leadership e il temperamento da grandi partite del difensore, anche se il suo ruolo in campo potrebbe essere più limitato rispetto alle edizioni passate. In un torneo co-ospitato da Canada, Messico e Stati Uniti dall'11 giugno al 19 luglio 2026, i giapponesi affronteranno una concorrenza feroce, e avere un giocatore che ha visto tutto – dalla delusione dei rigori alla gioia delle vittorie iconiche – potrebbe rivelarsi decisivo nei momenti cruciali.

La reazione emotiva stessa è diventata un momento virale, risuonando ben oltre il Giappone. Ha colpito nel segno perché ha rivelato il significato profondo di una convocazione mondiale per qualsiasi giocatore, ma specialmente per uno vicino alla fine del suo cammino. In un'era in cui il calcio sembra spesso transazionale, le lacrime di Nagatomo sono state un promemoria dell'emozione pura e non sceneggiata che ancora guida lo sport. È stato il culmine di decenni di sacrifici, allenamenti e una passione indomabile per rappresentare il suo paese.

Guardando avanti, la presenza di Nagatomo nel torneo sarà uno dei tanti sottotrame. Che giochi da titolare o da subentrante, la sua influenza nello spogliatoio sarà immensa. Per i compagni più giovani come Takefusa Kubo o Kaoru Mitoma, avere una figura che ha navigato la pressione di più Mondiali non può che essere benefico. E per lo stesso Nagatomo, questa edizione offre la possibilità di concludere la sua carriera internazionale in bellezza, magari con un percorso profondo che è sfuggito al Giappone nei cicli recenti.

I Mondiali 2026 si stanno già delineando come storici: i primi con 48 squadre, i primi ospitati da tre nazioni, e ora, un palcoscenico per un 39enne per sfidare le aspettative ancora una volta. Il viaggio di Nagatomo dalle strade di Saijo a Milano e ora ai più grandi stadi del Nord America è una storia di perseveranza, adattabilità e uno spirito indomabile. Le sue lacrime non erano di tristezza ma di gratitudine e realizzazione opprimenti – che anche mentre il sole comincia a tramontare su una carriera da giocatore, c'è ancora un'altra alba da inseguire sul più grande campo del mondo.

Basato su un reportage di Tuttosport.