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Rigore al 96' del Celtic: Hearts critica la chiamata

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Il controverso rigore al 96' assegnato al Celtic tramite VAR alimenta le tensioni per il titolo; l'allenatore degli Hearts Derek McInnes freme per la decisione

La corsa al titolo della Scottish Premiership raggiunge il culmine mentre gli Hearts si recano a Celtic Park sabato, avendo bisogno solo di un pareggio per conquistare il primo titolo di campionato in oltre due decenni. La preparazione è stata oscurata da un'aspra polemica sull'ultimo intervento del VAR, un rigore concesso al Celtic contro il Motherwell al 96' che ha tenuto vive le speranze dei campioni in carica. L'allenatore degli Hearts, Derek McInnes, non ha nascosto la sua rabbia, definendo la decisione "disgustosa" e suggerendo che la sua squadra lotta contro più del solo avversario.

L'episodio in questione è avvenuto nel recupero a Fir Park, con il Celtic in svantaggio 1-0. Un cross ha colpito il difensore del Motherwell Sam Nicholson, con l'arbitro John Beaton che inizialmente ha lasciato giocare dopo aver stabilito che non c'era stato un tocco di mano. Tuttavia, Andrew Dallas del VAR ha convocato Beaton al monitor a bordo campo e, dopo una lunga revisione, l'arbitro ha cambiato la sua decisione, indicando il dischetto. Il Celtic ha trasformato il rigore per pareggiare 1-1, scatenando immediata indignazione. Le repliche hanno mostrato che il pallone ha colpito la testa di Nicholson, forse sfiorando il braccio, ma la traiettoria suggeriva che provenisse dal viso piuttosto che da un tocco volontario di mano.

McInnes, parlando dopo la vittoria degli Hearts contro il Falkirk, è stato tagliente. "Quando hai sentito che il Celtic aveva un rigore al 96' al VAR, hai semplicemente dato per scontato che lo ottenessero", ha detto. "È disgustoso. Siamo contro tutto e tutti. Non penso sia un rigore. È così pessimo e sembra che [il Celtic] lo abbia ottenuto. Sono stati molto fortunati." I suoi commenti riflettono un sentimento crescente nel calcio scozzese secondo cui il VAR non ha eliminato la controversia ma l'ha spostata, con decisioni spesso percepite come favorevoli alla Old Firm, in particolare al Celtic.

L'allenatore del Celtic, Martin O'Neill, in passato critico vocale del VAR, ha brevemente riconosciuto la revisione ma ha mantenuto che fosse un tocco di mano. "L'ho rivisto molto, molto brevemente... è un tocco di mano", ha dichiarato, una posizione in contrasto con la reazione diffusa degli opinionisti. L'ex attaccante del Celtic, Chris Sutton, l'ha definita "imbarazzante" per il calcio scozzese, mentre Ally McCoist ha tuonato su TalkSport: "Una decisione orrenda che ha ancora una volta imbarazzato il calcio scozzese." Anche voci inglesi come Gary Lineker e Jeff Stelling sono intervenute, sottolineando la portata della chiamata.

La controversia ha riacceso i dibattiti sulla soglia di "errore chiaro ed evidente" per gli interventi del VAR. La decisione originale di Beaton di non concedere rigore era tutt'altro che un errore madornale; il movimento del pallone suggeriva fortemente che avesse colpito la testa di Nicholson. Ribaltandola, il VAR ha effettivamente riarbitrato l'episodio, una pratica che molti sostengono mina gli arbitri in campo. L'ex arbitro Dermot Gallagher ha poi riconosciuto che la decisione rientrava in una zona grigia, ma il danno era fatto. Per gli Hearts, la decisione è sembrata una sceneggiatura familiare: rivali per il titolo ricevono una ciambella di salvataggio in ritardo in una partita che stavano per perdere.

Non è la prima volta che le decisioni del VAR a favore del Celtic attirano critiche. All'inizio di questa stagione, un tocco di mano contro il St Mirren e un cartellino rosso controverso nel derby di Glasgow hanno sollevato simili accuse di parzialità. La Federcalcio scozzese ha ripetutamente difeso la tecnologia, ma lo schema ha lasciato un sapore amaro. Gli Hearts, in particolare, hanno sofferto per decisioni cruciali andate contro di loro negli scontri diretti con il Celtic. La corsa al titolo ora dipende da una partita in uno stadio dove il Celtic ha storicamente dominato, ma gli Hearts sono stati la squadra più costante del campionato in questa stagione.

La partita decisiva di sabato a Celtic Park — definita da alcuni la più grande partita di campionato scozzese in una generazione — porterà un'immensa pressione. Gli Hearts hanno bisogno solo di un pareggio per sollevare il trofeo, mentre il Celtic deve vincere per mantenere la corona. Il tributo psicologico della controversia di metà settimana è evidente; la squadra di McInnes sentirà di combattere non solo contro 11 giocatori ma anche contro il peso di un radicato pregiudizio istituzionale. Una sconfitta porterebbe gli Hearts a riflettere su una stagione definita dalla resilienza, ma potenzialmente annullata da una singola, inspiegabile decisione del VAR.

Fuori dal campo, la geopolitica si scontra con il calcio poiché la partecipazione dell'Iran ai Mondiali del 2026 è in bilico. Il presidente della FIFA Gianni Infantino ha ribadito questa settimana che l'Iran parteciperà, parlando a un congresso in Canada. Tuttavia, Mehdi Taj, presidente della Federazione calcistica iraniana, ha rivelato che non sono stati rilasciati visti per la squadra per recarsi negli Stati Uniti, dove il torneo è co-ospitato. È previsto un incontro decisivo con la FIFA, con Taj che avverte che sono necessarie garanzie urgentemente. La situazione aggiunge un altro strato di controversia a una già controversa preparazione dei Mondiali.

La confluenza di drammi dentro e fuori dal campo sottolinea la natura caotica del calcio moderno. Dai flashpoint del VAR che alterano le corse al titolo alle intricate questioni geopolitiche che minacciano lo spettacolo globale, l'integrità del gioco è costantemente messa alla prova. Mentre gli Hearts si preparano per il loro momento decisivo nell'est di Glasgow, portano le speranze di un tifo desideroso di rompere il duopolio. Basato su un reportage di The Guardian.