Le flebili speranze di sopravvivenza del West Ham United sono state quasi spente domenica sera, quando una difesa catastrofica li ha condannati a una sconfitta per 3-1 contro il Newcastle United. Il St James' Park ha assistito a una squadra che, per gran parte della partita, sembrava già rassegnata al suo destino, con errori individuali che hanno regalato tre gol ai Magpies e lasciato gli uomini di Nuno Espírito Santo a due punti dalla salvezza con una sola partita rimasta. Il risultato significa che lo status del West Ham in Premier League dipende ora da uno scenario altamente improbabile: devono battere il loro ultimo avversario e sperare che il Tottenham Hotspur perda entrambe le ultime due partite – a partire dalla sfida di martedì contro il Chelsea – per evitare di retrocedere in Championship dopo dodici anni di permanenza nella massima serie.
La storia registrerà il punteggio come una vittoria casalinga completa, ma il contesto è molto più dannoso per un West Ham che ha ceduto sotto pressione. I visitatori sapevano che una vittoria li avrebbe portati fuori dalla zona retrocessione, almeno temporaneamente, ma hanno prodotto una prestazione piena delle stesse lacune difensive che hanno afflitto la loro stagione. Dal fischio d'inizio, il Newcastle ha sfruttato una difesa nervosa, e ci sono voluti solo quindici minuti perché la diga crollasse. Il portiere Mads Hermansen, cercando di giocare da dietro, ha sbagliato un rinvio di routine direttamente su Nick Woltemade, che ha infilato con calma nella porta vuota. L'errore ha dato il tono a una serata da incubo, e solo quattro minuti dopo, la cattiva posizione di Axel Disasi ha permesso a William Osula di raddoppiare da distanza ravvicinata su un cross basso. Quando Osula ha colpito di nuovo al 65° minuto – questa volta dopo che Pablo ha perso palla a centrocampo – la partita era di fatto finita.
Isolatamente, ogni gol era evitabile, ma collettivamente hanno dipinto il ritratto di una squadra priva di fiducia. Il calcio sbagliato di Hermansen era l'incubo peggiore di un portiere sotto poca pressione, l'incapacità di Disasi di seguire il suo uomo ha tradito una cronica mancanza di consapevolezza, e la negligenza di Pablo a centrocampo ha riassunto una perdita collettiva di compostezza. Che i disastri difensivi siano avvenuti sotto lo sguardo di Nuno Espírito Santo, un allenatore ingaggiato principalmente per rafforzare la difesa, aggiunge un'ironia al disastro. Per un club che ha investito pesantemente in talenti difensivi – compreso l'acquisto invernale di Jean-Clair Todibo – la fragilità continua è allarmante. Lo stesso Todibo ha vissuto una serata da dimenticare, sostituito dopo soli 26 minuti. La reazione del francese mentre usciva – un'alzata di spalle e un accenno di sorriso – ha sollevato sopracciglia e suggerito una preoccupante indifferenza alla situazione della squadra.
Tra le macerie, Valentin Castellanos ha fornito un fugace momento di genio. Al 69° minuto, un lungo rinvio di Hermansen è stato controllato di petto dall'attaccante argentino, che ha scagliato una splendida volée all'incrocio dei pali. È stato un gol di vera qualità, che per un attimo ha minacciato di innescare un'improbabile rimonta. Poco dopo, Castellanos ha colpito la traversa con un tiro potente al 79°, ma quello è stato il massimo che il West Ham è riuscito a fare. I suoi sforzi solitari hanno incarnato lo squilibrio all'interno di una squadra capace di magie isolate ma fondamentalmente rotta come unità collettiva. Il gol potrebbe rivelarsi cruciale se si arriva alla differenza reti, ma con un deficit di 13 gol sul Tottenham, anche quella strada per la salvezza è quasi sbarrata.
Le implicazioni più ampie di questa sconfitta potrebbero ridefinire il panorama del calcio londinese. Il West Ham è stato una presenza costante in Premier League dal 2012, un periodo che includeva calcio europeo, una memorabile corsa in FA Cup e il trasferimento al London Stadium. La retrocessione non solo infliggerebbe un duro colpo finanziario, ma probabilmente innescherebbe un esodo di giocatori chiave e getterebbe seri dubbi sulla continuazione di Nuno Espírito Santo come allenatore. Il tecnico portoghese è arrivato a metà stagione con il compito di allontanare il club dal pericolo, ma la squadra è regredita ulteriormente, vincendo solo due delle ultime dodici partite. Le sue dichiarazioni post-partita – brevemente riportate dai media francesi – erano quelle di un uomo alla ricerca di risposte che chiaramente non arrivano sul campo.
Il Newcastle, al contrario, ha concluso la sua campagna casalinga con una nota festosa, con il risultato che li ha portati comodamente a metà classifica. L'occasione è servita anche come addio a una delle loro figure più influenti degli ultimi anni. Kieran Trippier, il terzino di 35 anni, ha annunciato che lascerà il club questa estate, e il pubblico del St James' Park si è alzato per acclamarlo con una standing ovation quando è stato sostituito all'85° minuto. L'internazionale inglese, arrivato dall'Atlético Madrid nel 2022, è stato una presenza trasformativa, fornendo leadership e qualità sulla fascia destra. La sua ultima apparizione in casa si è conclusa come una testimonianza del suo contributo, un momento emozionante che contrastava nettamente con la disperazione che avvolgeva la squadra ospite.
Ora tutti gli occhi sono puntati su Stamford Bridge martedì. Il Chelsea, attualmente secondo in classifica sotto Roberto De Zerbi, ospita un Tottenham che è stato altrettanto fragile ma è riuscito a racimolare abbastanza punti per stare due punti sopra la zona retrocessione. Una vittoria del Tottenham retrocederebbe matematicamente il West Ham ancor prima che giochi la sua ultima partita. Anche un pareggio lo sancirebbe efficacemente dato il divario nella differenza reti. Così, il West Ham deve diventare temporaneamente tifoso del Chelsea, sperando che la qualità superiore dei Blues – e forse il desiderio di mantenere lo slancio in vista di una potenziale finale di Champions League – sopraffaccia un Tottenham che ha subito gol a grappoli. Il triste calcolo sottolinea quanto sia diventata disperata la situazione per un club che un tempo aveva ambizioni di qualificazione europea.
Nello spogliatoio, le conseguenze saranno severe. La partenza del capitano Declan Rice anni fa doveva essere il catalizzatore per una ricostruzione, ma la rosa è stata invece assemblata con un misto sconcertante di mercenari invecchiati e giovani promesse inesperte. Il crollo difensivo a Newcastle è stato solo l'ultimo sintomo di un malessere stagionale che nessun allenatore – Nuno è il secondo in questa stagione – è riuscito a curare. Se i risultati non gireranno a loro favore, il West Ham affronterà la Championship con una squadra fratturata e un'identità che si è disfatta con allarmante rapidità. La colpa sarà condivisa tra dirigenza, staff tecnico e giocatori, ma il compito immediato è un'attesa angosciosa di notizie da West London.
Oltre alle combinazioni, la partita di domenica è stata un microcosmo della stagione del West Ham: brevi lampi di qualità oscurati da errori catastrofici, un allenatore impotente in panchina e una tifoseria che si prepara al peggio. L'uscita prematura di Todibo, un acquisto di punta, e la nonchalance mostrata potrebbero diventare un simbolo di una stagione in cui troppi giocatori sembravano già aver mollato. Al fischio finale, il settore ospiti è caduto in silenzio, realizzando che solo un miracolo – e un favore da un rivale londinese – può ora salvare la massima serie. Per gli Hammers, il conto alla rovescia fino a martedì porta il peso di un decennio di storia in bilico.
Basato su reportage di L'Equipe.