In una decisione significativa con ripercussioni immediate per i prossimi Mondiali 2026, il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) ha respinto l'appello della Federazione Messicana di Calcio (FMF) contro le sanzioni FIFA imposte per l'uso persistente di un coro omofobo da parte dei tifosi. La sentenza, annunciata martedì, conferma multe per un totale di 140.000 franchi svizzeri (circa 178.000 $) ma annulla una punizione più severa che avrebbe costretto alla chiusura parziale di uno stadio durante una partita organizzata dalla FIFA. Il verdetto arriva pochi giorni prima che il Messico apra il torneo allargato a 48 squadre contro il Sudafrica allo storico Stadio Azteca l'11 giugno 2026.
Le multe derivano da incidenti durante quattro partite del Messico nel 2024: amichevoli contro Bolivia, Uruguay, Brasile e Stati Uniti. Durante quelle gare, gli ufficiali di gara e gli osservatori antidiscriminazione hanno documentato il coro proibito, un insulto di una parola in spagnolo che si traduce in un termine dispregiativo per un prostituto maschio. Viene tipicamente rivolto ai portieri avversari mentre si preparano a battere un rinvio dal fondo, creando un'atmosfera udibile e ostile che da tempo affligge il calcio messicano.
Il coro ha guadagnato notorietà mondiale per la prima volta durante i Mondiali 2014 in Brasile, dove è stato ascoltato ripetutamente negli stadi. Nonostante gli sforzi concertati della FMF, tra cui campagne di sensibilizzazione, annunci negli stadi e programmi educativi risalenti al 2015, il coro è persistito sia nelle partite nazionali che internazionali. È stato di nuovo ampiamente documentato ai Mondiali 2018 in Russia e all'edizione 2022 in Qatar, portando la FIFA a imporre sanzioni crescenti alla federazione messicana.
Nel suo ultimo appello, la FMF ha sostenuto di aver implementato misure robuste per frenare il comportamento offensivo, sottolineando le sue iniziative di lunga data "Fair Play" e la collaborazione con i gruppi di tifosi. Tuttavia, il TAS non è stato convinto. In una dichiarazione che accompagna la sentenza, il tribunale ha sottolineato che la condotta dei tifosi era "collettiva e diffusa, e non semplicemente un evento isolato". Questa caratterizzazione ha sottolineato il parere della commissione secondo cui la federazione non poteva eludere la responsabilità semplicemente dimostrando di aver adottato alcune misure; la natura persistente del coro indicava un fallimento sistemico che giustificava sanzioni finanziarie.
Fondamentalmente, però, la commissione ha trovato un certo merito negli argomenti di mitigazione del Messico riguardo alla chiusura dello stadio. Ha deciso di revocare quella sanzione specifica, il che significa che per qualsiasi partita controllata dalla FIFA, incluse le partite dei Mondiali, il Messico non dovrà affrontare la prospettiva di giocare in un impianto parzialmente vuoto. Questo offre un tangibile sollievo mentre l'Azteca si prepara ad ospitare la cerimonia di apertura e la partita del torneo, un evento che attirerà l'attenzione globale sulla cultura calcistica messicana e sulla sua capacità di offrire un ambiente accogliente e inclusivo.
I tempi della decisione del TAS sono critici. Il Messico ospiterà tre partite del girone ai Mondiali 2026: l'inaugurale contro il Sudafrica a Città del Messico, uno scontro con la Corea del Sud a Guadalajara e un incontro con la Repubblica Ceca di nuovo all'Azteca. Ognuna di queste partite sarà sotto intenso scrutinio, con la FIFA che dispiegherà osservatori specializzati antidiscriminazione per monitorare il comportamento dei tifosi. La revoca del divieto di chiusura dello stadio elimina una minaccia immediata, ma le multe confermate segnalano che le conseguenze finanziarie continueranno ad accumularsi se il coro dovesse essere sentito di nuovo.
La lunga storia di questo problema, che abbraccia più di un decennio e diversi cicli di Coppa del Mondo, illustra la complessità del cambiamento di tradizioni profondamente radicate dei tifosi. Mentre molti tifosi messicani vedono il coro come un'espressione giocosa o appassionata, la FIFA e le organizzazioni per i diritti umani lo hanno inequivocabilmente classificato come omofobo e discriminatorio. La federazione deve ora affrontare un delicato equilibrio: educare una base di tifosi vasta e diversificata mentre compete sul palcoscenico più grande del mondo.
Reagendo al verdetto, un portavoce della FMF ha riconosciuto la sfida ma ha ribadito l'impegno dell'organizzazione ad eliminare il coro. "Rispettiamo la decisione del tribunale e raddoppieremo i nostri sforzi per garantire che i nostri stadi siano sicuri e rispettosi per tutti", ha detto il funzionario. Nel frattempo, i difensori dell'antidiscriminazione hanno accolto con favore le sanzioni finanziarie come deterrente necessario, ma hanno chiesto maggiore creatività nelle strategie di coinvolgimento dei tifosi.
Con l'avvicinarsi della Coppa del Mondo, i riflettori saranno puntati sul fatto che le campagne di lunga data del Messico possano finalmente modificare il comportamento all'interno degli stadi. La sentenza del TAS funge sia da regolamento legale che da avvertimento per le pubbliche relazioni: il mondo guarderà quando il fischio d'inizio suonerà all'Azteca. Il fallimento nel reprimere il coro potrebbe portare a sanzioni ancora più severe in futuro, inclusa potenzialmente la detrazione di punti o il divieto di competizione se lo schema dovesse continuare.
Questo caso stabilisce anche un precedente per l'organizzazione congiunta con Stati Uniti e Canada, dove verranno applicati protocolli antidiscriminazione simili. La FIFA ha chiarito che il torneo del 2026 deve essere una vetrina di inclusività, e la sentenza sul Messico fa parte di uno sforzo più ampio per ripulire la cattiva condotta dei tifosi a livello globale.
In futuro, la FMF potrebbe esplorare nuove tecnologie, come la sorveglianza audio migliorata e sistemi di identificazione in tempo reale dei tifosi, per individuare ed espellere i trasgressori. Ma la sfida centrale rimane culturale: come dissociare il sostegno appassionato di una squadra nazionale da un coro che ne offusca la reputazione. Il danno finanziario di 178.000 $ è minimo rispetto al potenziale danno all'immagine del Messico come nazione ospitante.
Basato su un reportage di The Guardian.