La Procura della Repubblica di Milano sta conducendo un'importante indagine su un presunto sistema di designazioni arbitrali manipolate nel calcio italiano, con l'ex designatore Gianluca Rocchi al centro dell'inchiesta. Rocchi, che è stato indagato e si è volontariamente sospeso dalle sue funzioni, è accusato di aver agito "in concerto con altre persone" per influenzare alcune scelte arbitrali. L'indagine si concentra su un incontro specifico che sarebbe avvenuto il 2 aprile 2025 allo stadio San Siro durante la semifinale di andata di Coppa Italia tra Milan e Inter.
Secondo gli investigatori, questo incontro avrebbe coinvolto Giorgio Schenone, l'attuale responsabile arbitrale di club dell'Inter. Sebbene Schenone non sia attualmente indagato, i pubblici ministeri intendono interrogarlo per chiarire la sua eventuale presenza all'incontro di San Siro e la natura dei suoi contatti con Rocchi. I fascicoli dell'indagine conterrebbero una conversazione intercettata nell'aprile 2025 tra Rocchi e Andrea Gervasoni, un supervisore VAR anche lui sotto indagine e che si è volontariamente sospeso. Questa conversazione farebbe riferimento a un incontro allo stadio e a un individuo di nome "Giorgio", che ha spinto gli investigatori ad approfondire il coinvolgimento di Schenone.
Il cuore dell'indagine ruota attorno a due specifiche designazioni arbitrali che i pubblici ministeri ritengono siano state manipolate durante quell'incontro di San Siro. La prima riguarda la designazione di Daniele Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia. Gli investigatori sostengono che questa assegnazione fosse intesa a impedire a un arbitro considerato "non gradito" dall'Inter di dirigere eventuali partite decisive successive per i nerazzurri, inclusa potenzialmente la finale. La seconda designazione sotto esame è quella di Andrea Colombo per la partita di Serie A Bologna-Inter del 20 aprile 2025.
In uno sviluppo correlato, Riccardo Pinzani, l'attuale responsabile arbitrale di club della Lazio, è stato ascoltato dai pubblici ministeri il 6 maggio 2025. Fondamentalmente, Pinzani non è stato interrogato nella sua veste con la Lazio, ma piuttosto riguardo al suo precedente ruolo significativo all'interno dell'Associazione Italiana Arbitri (AIA). Fino alla scorsa stagione, Pinzani ricopriva una posizione centrale nel coordinare le relazioni tra i club e la formazione degli ufficiali arbitrali, rendendolo un testimone chiave per comprendere potenziali pressioni o irregolarità nelle dinamiche tra club e settore arbitrale.
Un'ipotesi notevole che il pubblico ministero Maurizio Ascione sta esaminando è se il ruolo consolidato di Pinzani e i suoi canali di comunicazione siano stati effettivamente bypassati dal presunto contatto diretto di Schenone con il designatore Rocchi. Questa linea di indagine suggerisce un potenziale cambiamento nel modo in cui l'influenza sulle designazioni arbitrali potrebbe essere stata esercitata, passando da canali istituzionali formali a una comunicazione più diretta e potenzialmente impropria tra club e designatore.
L'indagine mira a determinare se le presunte "richieste" fatte al designatore costituiscano gli elementi della frode sportiva. Questa distinzione legale è fondamentale, poiché separa il caso da mere irregolarità procedurali e lo inquadra come una potenziale questione penale con gravi implicazioni per l'integrità dello sport. L'approccio del procuratore appare metodico, raccogliendo testimonianze di figure come Pinzani che possiedono conoscenze interne del normale funzionamento del sistema per identificare meglio le deviazioni.
Sul fronte della giustizia sportiva, al momento non ci sono sviluppi immediati. Secondo l'ANSA, il procuratore Ascione non può ancora trasmettere i fascicoli dell'indagine alla Procura Federale della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) perché il fascicolo rimane coperto dal segreto istruttorio. La Procura di Milano continua a lavorare esclusivamente sul piano penale, cercando di stabilire se le presunte pressioni sul designatore possano configurare ipotesi di frode sportiva. Solo successivamente la documentazione potrebbe essere potenzialmente trasmessa agli organi di giustizia federale.
Questa situazione lascia la FIGC in una fase di stallo, incapace di avviare propri procedimenti paralleli di giustizia sportiva fino a quando l'indagine penale non raggiunga una fase in cui i fascicoli possano essere condivisi. Il ritardo sottolinea la gravità delle accuse e il processo attento e legalmente vincolato in corso. Per i club e i funzionari coinvolti, il segreto prolungato allunga un periodo di incertezza, con potenziali sanzioni sportive in bilico in attesa dell'esito dell'indagine penale.
L'indagine getta luce sul processo delicato e spesso opaco delle designazioni arbitrali nel calcio di vertice. Il ruolo di un "responsabile arbitrale di club" come Schenone all'Inter o Pinzani alla Lazio è ufficialmente di collegamento e formazione, ma questo caso mette in discussione se tali posizioni possano essere utilizzate per esercitare un'indebita influenza. Il presunto bypass dei canali AIA consolidati, come suggerito dalla testimonianza di Pinzani, indica una potenziale erosione delle garanzie istituzionali progettate per assicurare l'imparzialità.
Per l'Inter, il coinvolgimento del loro responsabile arbitrale di club, anche come testimone non indagato, è una questione seria che pone il club sotto scrutinio, sebbene non siano state mosse accuse contro l'organizzazione stessa. Per l'intero campionato, il caso minaccia di minare la fiducia del pubblico nell'equità della competizione. L'esito dell'indagine del procuratore Ascione sarà seguito da vicino, poiché potrebbe avere profonde implicazioni su come la supervisione arbitrale viene condotta e controllata nel calcio italiano in futuro.
Basato su resoconti di Tuttosport.com - Calcio.