A cinquant'anni di distanza, la storia della campagna di Coppa dei Campioni 1976 del Saint-Étienne continua ad affascinare. Questa settimana, un nuovo documentario intitolato 'Saint-Étienne 76, une passion française' offre un'immersione nella stagione che ha unito una nazione, culminando in una straziante sconfitta per 1-0 contro il Bayern Monaco nella finale di Glasgow. Il film, diretto da Vincent Dupouy, non è solo un resoconto sportivo; è un esame culturale di un fenomeno che ha trascinato il campo e si è radicato nella coscienza nazionale francese.
Il documentario ricostruisce meticolosamente l'atmosfera di quel periodo magico. Presenta testimonianze dirette di figure chiave come i giocatori Hervé Revelli e Dominique Rocheteau, insieme ai giornalisti Jacques Vendroux e Vincent Duluc. Tuttavia, la sua forza unica sta nel dare voce al 'popolo di Saint-Étienne'—i tifosi, gli artisti locali e persino uno chef stellato—che dipingono collettivamente un ritratto di una città e della sua squadra fuse insieme da una potente identità operaia. Il film sostiene che la dirigenza del club, guidata da Roger Rocher, Pierre Garonnaire e Robert Herbin, era avanti di decenni in termini di visione ed esecuzione.
Centrale nella narrazione è il leggendario Stade Geoffroy-Guichard, affettuosamente conosciuto come 'Le Chaudron' (Il Calderone). Il documentario evidenzia come l'atmosfera intensa dello stadio sia diventata una fortezza e un simbolo dello spirito del club. Il film non si sottrae ai momenti drammatici in campo che hanno definito il percorso, come la sorprendente rimonta contro la Dinamo Kiev nei quarti di finale. Affronta anche la dolorosa finale stessa, dove il Saint-Étienne ha dominato il gioco ma ha visto due tiri cruciali colpire i pali quadrati, un momento di angoscioso 'cosa sarebbe successo se' che è rimasto nella memoria del calcio francese da allora.
Le conseguenze della sconfitta sono presentate come altrettanto significative. Il ritorno della squadra in Francia è stato accolto da un'eroica accoglienza, con circa 100.000 persone che hanno invaso gli Champs-Élysées a Parigi. Questo evento, come osserva il giornalista Vincent Duluc, ha cementato una tendenza tipicamente francese verso la 'romanticizzazione della sconfitta'. La perdita non è stata vista come un fallimento ma come una lotta nobile, quasi poetica, che ha unito il paese. Questa prospettiva è centrale per comprendere il mito duraturo della squadra del 1976, un'eredità che il documentario cerca di preservare e spiegare a una nuova generazione.
L'uscita di 'Saint-Étienne 76' è programmata in coincidenza con l'esatto anniversario della finale, offrendo agli spettatori la possibilità di rivivere le emozioni di quella stagione. Serve come un potente promemoria della capacità del calcio di creare memoria collettiva e identità. Per il Saint-Étienne, un club con una storia ricca ma difficoltà più recenti, il documentario è una celebrazione del suo momento di massimo splendore e del profondo legame che ha forgiato con la sua comunità e il suo paese.
Oltre al campo di calcio, l'offerta di documentari della settimana esplora anche altre figure iconiche dello sport e dello spettacolo. Disponibile su Netflix, 'Hulk Hogan, Real American' presenta un ritratto in quattro parti della superstar del wrestling. Il progetto ha preso una svolta inaspettata dopo la scomparsa di Hogan nel luglio 2025, trasformandosi da film biografico in un tributo postumo. Traccia il suo viaggio da bambino timido a fenomeno globale della cultura pop, mentre approfondisce anche le complessità della sua vita personale, incluse le dinamiche familiari, le controversie pubbliche e le battaglie per la salute.
Nel mondo del ciclismo, un nuovo documentario si concentra su un talento francese emergente. 'Paul Magnier, l'autre phénomène' ritrae il velocista di 22 anni della squadra Soudal-Quick Step. Il film, prodotto da L'Équipe explore e Seiya Production, segue Magnier mentre si prepara per il suo secondo Giro d'Italia. Presenta commenti di figure di spicco come l'ex ciclista professionista e selezionatore della nazionale Thomas Voeckler, che identifica Magnier come una delle due future 'locomotive' del ciclismo francese.
Il documentario offre uno sguardo intimo sul carattere di Magnier, mostrando la sua consapevolezza di sé dopo gli insuccessi di inizio stagione e la sua personalità schietta. Cattura momenti sia di frustrazione, come una caduta in allenamento su strade ghiacciate, sia di normalità domestica, come una cena con i suoi genitori a Grenoble. Con 19 vittorie nel 2025, Magnier è già una figura significativa nello sport, e questo film fornisce un contesto sull'atleta dietro i risultati, evidenziando il suo potenziale e il viaggio che lo attende.
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