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Perché i giocatori della Juventus sostengono Spalletti

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La squadra della Juventus sostiene Spalletti nonostante le tensioni sul ruolo di Comolli, con Openda, Cabal tra le stelle insoddisfatte prima del derby di

Il prossimo Derby della Mole ha un peso monumentale per la Juventus, con la qualificazione in Champions League in bilico. Scivolare in Europa League non solo danneggerebbe il prestigio, ma aggraverebbe anche la turbolenza interna attorno al dirigente Damien Comolli, la cui posizione è diventata sempre più precaria dopo la scioccante sconfitta casalinga contro la Fiorentina. La profonda riflessione di John Elkann segnala una totale insoddisfazione ai massimi livelli, ma all'interno dello spogliatoio emerge una narrazione diversa, di unità risoluta dietro l'allenatore Luciano Spalletti.

Anche se la sala del consiglio è tesa, i giocatori si sono stretti attorno a Spalletti negli ultimi giorni, inondandolo di messaggi di supporto. Il tempismo è significativo: un punto di crisi in cui le fratture avrebbero potuto allargarsi ha invece rivelato una squadra saldamente dalla parte dell'allenatore. Le figure senior, in particolare, hanno garantito per il suo lavoro, un netto contrasto con l'atmosfera di ottobre quando molti avrebbero volentieri scambiato l'ex allenatore del Napoli con Raffaele Palladino dopo l'esonero di Igor Tudor.

La trasformazione del sentimento deriva dalla chiarezza inconfondibile di Spalletti. Il suo modello di gioco – credibile, innovativo e lungimirante – ha conquistato convertiti. Sessioni di allenamento incentrate sul lavoro con la palla, uno stile di comunicazione chiaro e un'onesta autocritica dopo gli intoppi in Serie A, Champions League e Coppa Italia hanno convinto molti giocatori di crescere sotto la sua guida. Se si trattasse di una scelta diretta tra l'amministratore delegato e l'allenatore per la prossima stagione, le fonti suggeriscono che un sondaggio quasi unanime favorirebbe Spalletti.

Tuttavia, i giganti torinesi non sono una famiglia Mulino Bianco; il malcontento ribolle sotto la superficie. Diversi giocatori hanno visto i loro ruoli ridursi drasticamente. Juan Cabal, prima di un costoso errore in una partita di Champions League a Istanbul, era già stato messo da parte per infortunio e non ha più giocato. Loïs Openda, diventato recentemente padre per la seconda volta, un tempo era un pilastro per il Belgio ma ora si ritrova escluso dalla squadra per i Mondiali, una pillola amara dopo il suo trasferimento di alto profilo alla Juventus. Jonathan David ha oscillato selvaggiamente nella forma, mentre Federico Gatti, Filip Kostić e Fabio Miretti hanno tutti perso l'influenza che avevano nei mesi invernali.

Questi sono proprio i "volti lunghi" del centro di allenamento della Continassa – giocatori che credono di meritare più minuti e considerazione. In qualsiasi luogo di lavoro, tali frustrazioni sono inevitabili, ma sorprendentemente, anche questi elementi scontenti riconoscono l'equità di Spalletti. La sua schiettezza e coerenza nelle scelte di formazione, sebbene dolorose per alcuni, gli hanno guadagnato il rispetto di tutta la squadra. L'atmosfera, sebbene non priva di attriti, è rimasta gestibile perché nessuno può accusare l'allenatore di doppi standard.

Il tocco più leggero di Spalletti ha aiutato. Ha abolito i temuti ritiri (ritiri di allenamento) che spesso sembravano punitivi, ha introdotto quello che alcuni chiamano "allenamento invisibile" – sessioni progettate per ridurre lo stress fisico mantenendo la nitidezza tattica – e ha riposto fiducia incondizionata in un gruppo che gli era stato descritto in termini poco lusinghieri prima del suo arrivo. Quel salto di fede è stato ripagato con una condotta professionale degna del badge della Juventus.

La visita di Elkann al centro di allenamento ieri ha sottolineato la doppia realtà del club. Accanto a Spalletti, Giorgio Chiellini e Comolli, ha abbracciato le leggende vincitrici della Champions League 1996. Il gesto simbolico era stratificato: un tributo alla gloria passata, ma anche un chiaro messaggio sull'unità necessaria per costruire un futuro luminoso. Elkann ha indicato la coesione di quel gruppo vintage come modello – un tranquillo avvertimento che qualsiasi discordia, sia tra dirigenti che tra giocatori, non sarà tollerata una volta finito il derby.

In effetti, ogni decisione importante è stata rinviata fino al fischio finale contro il Torino. L'incertezza sul destino di Comolli, in particolare, dipende dal fatto che la Juventus possa assicurarsi un posto tra le prime quattro. Un posto in Champions League stabilizzerebbe la nave finanziaria e probabilmente farebbe guadagnare tempo; il fallimento in Europa League potrebbe accelerare un rendiconto. Ma per Spalletti, il derby offre un'opportunità per consolidare il suo status indipendentemente dalla turbolenza esecutiva. Una vittoria non solo avvicinerebbe il club al suo obiettivo minimo, ma convaliderebbe anche la fiducia della squadra nei suoi metodi.

Le implicazioni vanno oltre una singola partita. Se la Juventus vacilla e la scure cade su Comolli, Spalletti potrebbe emergere come figura di continuità, un cuscinetto contro cambiamenti radicali. Al contrario, una buona chiusura potrebbe incoraggiare l'allenatore a chiedere maggiore voce in capitolo nelle trattative di trasferimento, sfidando direttamente il dominio del direttore sportivo. La dinamica tra allenatore e dirigente è già tesa; l'appoggio aperto dei giocatori accentua ulteriormente quel contrasto.

In definitiva, il Derby della Mole è un crogiolo. Per le stelle insoddisfatte, potrebbe essere un'ultima possibilità per dimostrare il loro valore prima di un'estate di potenziale sconvolgimento. Per Spalletti, è un referendum sul suo progetto. E per la Juventus come istituzione, determinerà se i dolori attuali sono solo dolori di crescita o sintomi di un malessere più profondo. Una cosa è certa: fino al fischio finale dell'arbitro, il tormento è chiuso a chiave, ma nel momento in cui suona, inizia il vero lavoro.

Basato su informazioni di Tuttosport.